Author Archives: Dott. Zampilli

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GONARTROSI (ARTROSI DEL GINOCCHIO)

 

 

Oggi parliamo di GONARTROSI, più comunemente detta ARTROSI DEL GINOCCHIO.

Già il termine stesso spiega in parole semplici di cosa parliamo, ossia un processo artrosico che colpisce nello specifico l’articolazione del ginocchio. Si tratta più specificatamente di un processo cronico degenerativo dell’articolazione che, con il tempo viene progressivamente danneggiata creando una disabilità anche grave per il paziente. In altre parole si crea un’ usura delle cartilagini articolari (dei condili femorali e dei piatti tibiali) con la consenguenza che le ossa sottostanti vengono esposte al contatto diretto fra di loro. Il continuo sfregamento diretto di queste porta ad un addensamento del tessuto osseo con la conseguente degenerazione e formazione di OSTEOFITI, ossia delle escrescenze dell’osso. Il processo artrosico nei casi più gravi può interessare anche l’articolazione femoro-rotulea.

    

Il perseverare di tutto ciò porta ad una maggiore produzione di liquido sinoviale, che è normalmente prodotto dalle articolazioni per lubrificarle, ma che se si trova in eccesso può causare dei problemi secondari quali le CISTI DI BAKER, che sono dovute ad un accumulo di questo liquido nella parte posteriore del ginocchio, dove le pareti della capsula articolare sono più deboli.

Nei casi più gravi la capsula articolare del ginocchio va incontro ad un processo di graduale ispessimento con conseguente retrazione dei muscoli, irrigidimento del ginocchio che nella maggior parte dei casi si presenta semiflesso e varo.

Possiamo distinguere due tipi di artrosi del ginocchio:

  • PRIMARIA: le cui cause sono ignote, insorge in età avanzata (dopo i 60 anni) e colpisce prevalentemente il sesso femminile; in questo tipo di artrosi sembra che un fattore predisponente possano essere la costituzione delle persone e l’obesità.
  • SECONDARIA: conseguente ad una condizione morbosa precedente (interventi di ricostruzione LCA, meniscectomia, valgismo/varismo, ecc), con insorgenza in età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Solitamente i primi sintomi di questa patologia si manifestano con una GONALGIA, ossia una situazione di dolore che colpisce il ginocchio e che nelle prime fasi della patologia regredisce con il riposo. Con il tempo, se non si prendono i giusti rimedi, il paziente comincia a manifestare una zoppia tipica di queste problematiche, che viene definita di fuga, poichè il paziente tende a caricare poco sull’arto dolente, accorciando i tempi di appoggio del piede della stessa gamba. Nelle fasi più avanzate l’usura dei capi ossei con conseguente degenerazione porta a determinare un malallineamento in valgismo o varismo del ginocchio.

Oltre alla valutazione del paziente per fare una diagnosi di GONARTROSI l’esame radiologico più utile è la RADIOGRAFIA in carico nelle proiezioni ante-posteriore e laterale.

Fino a pochi anni fa coloro che erano colpiti da questa patologia erano destinati alla protesizzazione, ossia alla sostituzione dell’articolazione usurata con una protesi.

Oggi grazie alle continue ricerche in ambito medico, farmacologico, riabilitativo e soprattutto alle campagne di prevenzioni sempre più comuni in tutto il territorio nazionale e in fasce di età anche medio basse, il numero di protesizzati sembra essere in diminuzione. Ciò non significa che la protesi non serva oppure che non funzioni, semplicemente ritardare il più possibile l’operazione o in tanti casi evitarla, crea una migliore aspettativa di vita per i pazienti e una diminuzione importante dei costi che questo tipo di interventi comportano sia per il SSN che per le persone stesse.

Il trattamento della GONARTROSI può prevedere:

  • TERAPIA FARMACOLOGICA: risulta essere per lo più un palliativo temporaneo della sintomatologia dolorosa soprattutto all’inizio del problema, e consiste nel’assunzione, previa prescrizione medica, di antinfiammatori e/o antidolorifici e da qualche anno a questa parte di integratori specifici, chiamati condroprotettori, che sembra abbiano un effetto nel rallentamento della degenerazione del tessuto cartilagineo, ma i cui effetti non sono stati ancora comprovati in modo certo da studi scientifici.
  • INFILTRAZIONI CORTISONICHE: consistono nell’iniettare direttamente con una siringa all’interno dell’articolazione delle sostanze a base di cortisone che ha un alto potere antinfiammatorio, ma che se usati in maniere eccessiva creano deterioramento delle strutture articolari. Questo tipo di trattamento può essere effettuato SOLAMENTE  da un medico.

  • VISCOSUPPLEMENTAZIONE: si tratta anche in questo caso di una terapia infiltrativa endoarticolare, ma in questo caso al posto dei cortisonici si utilizzano dei preparati di acido jaluronico che servono per migliorare il trofismo delle cartilagini e la lubrificazione dell’articolazione stessa. Anche questo è un trattamento di pertinenza esclusivamente medica.
  • FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE: questo tipo di trattamenti possono prevedere diversi approcci a seconda del grado di severità del processo artrosico. Per quanto riguarda la TERAPIA FISICA, sono molto utilizzati per il miglioramento della sintomatologia dolorosa e per ridurre i processi infiammatori la TECARTERAPIA, L’IPERTERMIA e il LASER AD ALTA POTENZA, oltre quelle che consideriamo le terapie “classiche” come la MAGNETOTERAPIA, L’ELETTROTERAPIA E GLI ULTRASUONI, che comunque, rispetto al primo gruppo di mezzi fisici sopra elencati, richiedono un numero maggiore di sedute per ottenere dei risultati tangibili per il paziente. La TERAPIA MANUALE è altrettanto importante poichè aiuta il paziente a recuperare o a mantenere, a seconda della gravità dei fenomeni artrosi presenti, la mobilità/articolarità del ginocchio e delle strutture connesse oltre a migliorare/mantenere un buon tono muscolare.

  

  • ATTIVITA’ MOTORIA: è utile sopratutto nelle prime fasi dell’insorgenza della problematica mantenersi in movimento, facendo un’attività fisica anche blanda per 3/4 volte a settimana (camminare, attività in palestra, piscina, ecc.)

  • CONTROLLO DEL PESO: è importante non essere in sovrappeso perchè, essendo le ginocchia articolazioni di carico, il peso in eccesso va a sovracaricarle, accellerando ancora di più i processi artrosici.
  • INTERVENTO CHIRURGICO: nei casi più gravi, dove le terapia conservativa non offre risultati soddisfacenti, è opportuno ricorrere all’intervento chirurgico di ARTROPROTESI DI GINOCCHIO, che consiste nella sostituzione completa o parziale dell’articolazione danneggiata con una protesi. L’intervento richiede comunque una fase post operatoria di riabilitazione per il recupero dell’articolarità e della forza che dura almeno 3/4 mesi.

SE SOFFRI DI DOLORI AL GINOCCHIO E VUOI SAPERE COSA PUO’ ESSERE, OPPURE HAI GIA’ UNA DIAGNOSI DI UN MEDICO E NON SAI A CHI RIVOLGERTI PER MIGLIORARE LA TUA SITUAZIONE, PUOI RIVOLGERTI PRESSO IL MIO STUDIO, FISIOKINETIC, A TERRANOVA DA SIBARI (CS). SARAI SOTTOPOSTO AD UNA VALUTAZIONE FUNZIONALE E POSTURALE ATTENTA E PERSONALIZZATA, DOPO LA QUALE SARAI INDIRIZZATO VERSO LA TERAPIA CHE MIGLIORARE E RISOLVERE IL TUO PROBLEMA.

PER INFO E CONTATTI

3209405683

email: zampyfrancy@gmail.com

 

 

 

 


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Corso di Fisioterapia e Riabilitazione del Pavimento Pelvico Nell’incontinenza Urinaria Femminile e Maschile

DOCENTE: Dott.ssa Arianna Bortolami

Fisioterapista, Laurea Magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione,

Consulente in Sessuologia, Fondatore G.I.S. di AIFI RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO, Autore del

testo “Riabilitazione del Pavimento Pelvico”, Masson Elsevier, 2009

Il corso si terrà a Cosenza il 4 e 5 Novembre 2017

Presso Hotel President – RENDE ( CS )

PRESENTAZIONE DEL CORSO

L’incontinenza urinaria, definita come la perdita involontaria di urina, costituisce un sintomo riguardante la qualità della vita. Chi ne soffre, spesso riferisce sensazioni di imbarazzo, frustrazione, disagio nei confronti dell’ambiente circostante e delle persone che stanno vicino, ecc. La persona con questo sintomo frequentemente presenta alterazioni della vita affettiva, relazionale e sociale. Oltre a ciò l’incontinenza può avere un costo economico considerevole.

Negli ultimi decenni il mondo scientifico ha dedicato molta attenzione a questo problema e a tutt’oggi le società scientifiche di settore identificano nella terapia conservativa il primo approccio terapeutico per la gestione dell’incontinenza urinaria. In tal senso la fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico rappresentano una possibile e valida opzione terapeutica nei casi in cui ci sia compromissione di tale zona.

OBIETTIVI SPECIFICI

  • conoscere quali forme di incontinenza possono essere affrontate con la fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico
  • saper effettuare la valutazione funzionale del/della paziente affetta da incontinenza urinaria,
  • pianificare l’intervento fisioterapico e riabilitativo,
  • conoscere tecniche e strumenti in relazione a definizione, modalità di utilizzo, indicazioni e controindicazioni, evidenza scientifica
  • saper valutare i risultati finali della terapia

METODI DIDATTICI

  • lezioni frontali
  • utilizzo di manichino anatomico
  • utilizzo di foto e filmati audio-video
  • elaborazione di casi clinici in modalità interattiva
  • role playing fisioterapista/paziente
  • lavoro a piccoli gruppi su casi clinici illustrati ed elaborati
  • discussione
  • pratica individuale facoltativa tra i corsisti

NOTE TECNICHE: è consigliato un abbigliamento comodo (ad es. tuta da ginnastica) ed un telo personale

CORSO ACCREDITATO ECM

 

IL CORSO È RIVOLTO A:

Fisioterapisti e Massofisioterapisti equivalenti (DM 27 luglio 2000)

PROGRAMMA E CONTENUTI:

1° GIORNO: Ore 8:30 – 18:30

Ore 8.30 – 10.30

SESSIONE TEORICA

CONSIDERAZIONI GENERALI

  • Presentazione ed Obiettivi del
  • La disfunzione del pavimento pelvico: conseguenze e qualità di vita del paziente affetto da incontinenza
  • La riabilitazione del pavimento pelvico: contenuti, modalità,

ANATOMIA, FISIOLOGIA, PATOLOGIA DEL PAVIMENTO

PELVICO con particolare riferimento all’apparato urinario ed al cingolo pelvico.

ORE 10.30 – 13.00

SESSIONE PRATICA

  • Cenni storici
  • Evidenza scientifica in letteratura
  • Principi biomeccanici e neurofisiologici
  • Peculiarità di fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico con particolare riferimento al paziente con incontinenza urinaria
  • Valutazione funzionale del paziente con incontinenza urinaria
  • Colloquio verbale
  • Posizione del paziente o Osservazione visiva
  • Valutazione manuale (valutazione muscolare del pavimento pelvico e di altri gruppi muscolari funzionalmente correlati, della sensibilità, dei riflessi)

ESERCITAZIONE PRATICA INDIVIDUALE: prova pratica su manichino

  • Diario minzionale oTests e questionari
  • Cenni ad esami strumentali per l’incontinenza urinaria da disfunzione del pavimento pelvico

Ore 14.00 – 15.00

PAUSA PRANZO

Ore 15.00 – 16.00

SESSIONE PRATICA

  • Fasi della terapia riabilitativa: coscientizzazione, modificazione dei parametri muscolari,
  • Tecniche e strumenti della terapia riabilitativa per l’incontinenza urinaria:
  • Esercizio terapeutico

Ore 16.00 – 18.30

ESERCITAZIONE PRATICA e DI GRUPPO:

Esercizi terapeutici per le fasi di coscientizzazione del pavimento pelvico e di modificazione dei parametri muscolari alterati

PRATICA INDIVIDUALE FACOLTATIVA TRA I CORSISTI:

sarà possibile effettuare, per chi lo desiderasse, esercitazioni pratiche tra i corsisti direttamente sulla zona genitale relativamente alla valutazione manuale e agli esercizi terapeutici. Le esercitazioni saranno effettuate a gruppi di 2-3 corsisti in stanze separate e saranno coordinate dalla docente, che stazionerà a turno tra i gruppi. L’attività si svolgerà tra le 18.30 e le 20.00 e la durata dipenderà dal numero delle adesione a questa parte pratica.

E’ prevista una quota  aggiuntiva (€ 50+ IVA) per chi parteciperà (le adesioni verranno raccolte il giorno stesso). Questo tempo non rientra nel calcolo crediti, pertanto chi non volesse partecipare non perderà i crediti ECM previsti.

2° GIORNO: Ore 8.30 – 12.30

Ore 8.30 – 10.00

FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

  • Tecniche e strumenti della terapia riabilitativa per l’incontinenza urinaria:
  • biofeedback
  • stimolazione elettrica funzionale o coni vaginali
  • trattamento comportamentale oautotrattamento a domicilio
  • ausili assorbenti

ESERCITAZIONE PRATICA DI GRUPPO: utilizzo di elettromedicali e strumenti

  • Indicazioni e controindicazioni della terapia riabilitativa del pavimento pelvico nel paziente con incontinenza
  • Pianificazione della terapia riabilitativa (obiettivi terapeutici, scelta degli strumenti terapeutici e modalità di utilizzo, ).

Ore 10.00 – 10.45

ESERCIZIONE PRATICA DI GRUPPO:

esercizi terapeutici per la fase di automatizzazione

Ore 10.45 – 11.15

ESERCITAZIONE PRATICA DI GRUPPO:

presentazione interattiva con l’auditorio di casi clinici:

  • presentazione del caso o valutazione funzionale
  • elaborazione di progetto e programma riabilitativo (obiettivi terapeutici, utilizzo di strumenti terapeutici) o svolgimento delle singole sedute (obiettivi, contenuti, modalità) o valutazione dei risultati
  • discussione

11.15 – 12:00

ESERCITAZIONE PRATICA DI GRUPPO:

RolePlaying tra Fisioterapista e Paziente

12.00 – 12.15

DOMANDE E DISCUSSIONE

12:15 – 12:30

Valutazione finale con questionario

 

Per informazioni e iscrizioni:

Dott. ft. Francesco Zampilli Cell. 320.9405683

Mail: zampyfrancy@gmail.com

Fisiomes: 0984.402160

Mail: info@physiomes.it


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TECNICA GAVILÁN

La TECNICA GAVILÁN è un tipo di trattamento innovativo, ideato negli USA, e validato da molti studi scientifici, per il trattamento dei problemi del sistema muscoloscheletrico e nello specifico della FASCIA.

CHE COS’è LA FASCIA?

La FASCIA (fig. 1-2-3) è una struttura di tessuto connettivo che avvolge i muscoli sia singoli che a gruppi,i  nervi, i vasi sanguigni e gli organi, che unisce alcuni strutture, mentre ad altre permette di scivolare le une sulle altre. In altre parole è come una “maglia attillata” NON ELASTICA che avvolge il nostro sistema muscoloscheletrico  e tutti gli organi come una ragnatela(fig. 4-5) e ne  influenza le funzioni ( innervazione, vascolarizzazione, nutrimento, tensioni, movimento, ecc.). Il fatto che la fascia non abbia proprietà elastiche comporta delle problematiche di vario genere anche in zone molto lontane al punto di origine della tensione. Le disfunzioni più comuni della fascia sono aderenze, disfunzioni metaboliche o strutturali, cicatrici, ecc. Di conseguenza una disfunzione fasciale può creare problematiche più o meno importanti a tutte le strutture ad essa collegate e che abbiamo in precedenza elencato.

fig.1 

fig.2 

fig.3

fig.4

fig.5

IN COSA CONSISTE LA  TECNICA GAVILÁN?

La Tecnica Gavilàn fa parte di quella cerchia di tecniche chiamate ISMT(Instrumented Soft Tissue Mobilization) e  si basa sul trattamento dei tessuti del paziente attraverso l’utilizzo di particolari strumenti (ALA, GARRA, PICO)(fig.6), che hanno una conformazione particolare per adattarsi alla forma delle varie strutture anatomiche e che hanno la peculiarità di essere particolarmente ergonomici per facilitare la presa da parte dell’operatore (fig.7-8-9), oltre ad essere realizzati in acciaio inossidabile non poroso che li rende facilmente lavabili per evitare la trasmissione di batteri o altro tra i vari pazienti trattati.

fig.6

fig.7

fig.8

fig.9

 

 

Le peculiarità di questa tecnica sono:

  • RIPRISTINO DELLA FUNZIONALITÀ COMPROMESSA O PERDUTA;
  • ASSENZA DI DOLORE E MASSIMO CONFORT PER IL PAZIENTE;
  • EFFETTI APPREZZABILI GIÀ DURANTE IL TRATTAMENTO;
  • POSSIBILITÀ DI COMBINARE IL TRATTAMENTO STRUMENTALE CON L’ESERCIZIO TERAPEUTICO E LA MOBILIZZAZIONE (fig.10).

fig.10

 

SU QUALI PATOLOGIE RISULTA EFFICACE?

  • DOLORI MUSCOLARI E ARTICOLARI ( lombalgia, cervicalgia, gonartrosi, coxartrosi, periartrite di spalla, ecc.);
  • POST INTERVENTI CHIRURGICI ( ricostruzione legamento crociato, cuffia dei rotatori, protesi, ecc);
  • CICATRICI ( aderenze cicatriziali che causano dolore e/o limitazione nei movimenti);
  • DEFICIT DI FORZA ;
  • LIMITAZIONE DEL MOVIMENTO;
  • INFIAMMAZIONI ( epicondilite, tendiniti varie, ecc.);
  • PROBLEMI DI NATURA LEGAMENTOSA ( disporsioni di caviglia, ginicchio, ecc);
  • GESTI TECNICI SPECIFICI SPORTIVI ( gesti tecnici limitati o impossibili).

Presso lo Studio di Fisioterapia FISIOKINETIC  del Dott. Francesco Zampilli si eseguano trattamenti specifici con la Tecnica Gavilàn, anche in combinazione con altre tecniche per favorire il pieno recupero dei pazienti.

per info e contatti

cell.: 3209405683

pagina fb: Studio DI Fisioterapia Fisiokinetic

email: zampyfrancy@gmail.com


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Ci sarà sempre qualcuno che fa il prezzo più basso…anche in fisioterapia!!!!!

Anche nel mondo della fisioterapia e della riabilitazione in generale, la liberalizzazione ( legale o meno) del mercato ha portato ad un aumento vertiginoso della concorrenza. Sicuramente anche tu penserai che questo sia un fattore positivo ed in effetti lo è…ma solo nel caso in cui questa sia leale e soprattutto LEGALE!!!!! Si hai letto bene, LEGALE, non ho sbagliato a scrivere: da uno studio effettuato dall’AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti) nel 2010 si evince una situazione a dir poco allarmante, poichè i fisioterapisti ABUSIVI sono oltre 100 MILA, il doppio di quelli VERI (circa 50 mila)!!!!

La conseguenza di tutto ciò è stata una corsa al ribasso dei prezzi delle prestazioni erogate quasi come fossimo al “mercato del pesce”, con una fisiologica riduzione della qualità dei servizi nella maggior parte dei casi!!!!

Mi ritrovo quindi giornalmente a dover giustificare ai miei pazienti il costo della terapia a volte superiore rispetto ad altri colleghi o PRESUNTI TALI!!!! Il mio desiderio più grande sarebbe che un giorno qualcuno dei miei pazienti mi chiedesse:”Francesco ma cosa determina il costo di una terapia?”

Purtroppo questo non succede mai e come detto sono io a dovermi “quasi” giustificare!!!!

Ma veniamo al dunque; ti svelerò cosa determina il costo di una seduta di fisioterapia?

  1. se il fisioterapista a cui ti sei rivolto lo è veramente, ossia è un PROFESSIONISTA LAUREATO ( così come il medico, l’ingegnere, l’avvocato, ecc.), vuol dire che ha affrontato un percorso di studi che è costato non meno di 20000 €;
  2. Essendo un professionista sanitario, il fisioterapista deve aggiornarsi continuamente, per motivi etici, per motivi legali perchè la legge prevede l’obbligo degli ECM (Aggiornamento Continuo in Medicina), ma anche e soprattutto per offrire a te egli altri pazienti  un servizio sempre migliore. Naturalmente i corsi di aggiornamento costano da poche centinaia di euro fino a diverse migliaia di euro, e a questo bisogna aggiungere le spese di viaggio e soggiorno nelle località in cui si svolgono i corsi (spesso molto lontano dai luoghi di lavoro);
  3. Il fisioterapista, oltre alle proprie mani, usa anche dei macchinari e degli strumenti che a loro volta hanno un costo che varia da poche centinaia di euro fin’anche a 30-40000 €. Oltretutto questa strumentazione necessita di una continua manutenzione e di una revisione annuale e naturalmente il tutto non è gratuito;
  4. Bisogna considerare i costi per il materiale di consumo (carta per lettini, gel, oli per massaggi,ecc.), oltre che hai costi per affitto e utenze varie, nonchè le TASSE ed i contributi;
  5. Un’altra voce di spesa, che reputo IMPORTANTISSIMA, e che solo i VERI FISIOTERAPISTI possono avere, è l’ASSICURAZIONE PROFESSIONALE sui possibili danni che potremmo creare ai pazienti.

Detto ciò fare un calcolo preciso su quanto queste voci incidano sul costo di una singola seduta è un po’ complesso e non pretendo che tu lo faccia…ma io e i miei colleghi lo abbiamo dovuto fare e credimi a conti fatti in tasca ci rimane molto meno di quello che tu pensi!!!!

Quindi d’ora in avanti quando verrai da me o da un mio collega prima di chiedermi lo sconto, fatti spiegare bene in cosa consiste il percorso riabilitativo che andremo a fare INSIEME, quanto durerà questo percorso, il TEMPO che ti dedicherò ogni seduta!!!! Sono sicuro  che dopo avere ascoltato tutto ciò capirai che hai davanti un VERO PROFESSIONISTA, e magari ti peserà meno spendere qualche soldo in più piuttosto che affidarti a persone poco qualificate e cialtrone che ti avevano attirato con il trucco dello SCONTO!!!

Ti aspetto presso lo STUDIO DI FISIOTERAPIA FISIOKINETIC,  via Magna Grecia snc, Terranoca da Sibari (Cs) 87017 oppure puoi contattarmi al 3209405683 o tramite fb

 

 


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ANCHE LE PAROLE CURANO

La comunicazione medico paziente ( e più in generale professionista sanitario- paziente) è uno strumento terapeutico efficace quanto se non di più di una medicina.

Alla maggior parte delle persone che hanno appena letto quanto detto sopra suonerà strano, eppure già Ippocrate, padre della medicina moderna, nel V secolo a.C. affermava che il dialogo tra medico e paziente era essenziale per fare una giusta diagnosi e assicurare il bene del paziente. Ad avvalorare tutto ciò ci sono moltissimi studi scientifici, tra i quali quello fatto fatto dalla SIMI (Società Italiana di Medicina Interna), i cui risultati sono a dir poco sbalorditivi: l’empatia che si crea tra medico e paziente riduce di 1/4 i ricoveri e aumenta del 40% l’efficacia delle cure somministrate.

Un altro studio scientifico come quello dell’ortopedico texano Bruce Moseley, pubblicato sulla rivista The New England Journal of Medicine (2), dimostra che è più importante il SIGNIFICATO di un gesto o di una parola piuttosto che il gesto o la parola stessa. In parole semplici l’effetto di una terapia è il risultato del significato simbolico che un paziente attribuisce ad un evento o ad un oggetto in un ambiente di cura. Il contesto che determina il significato è influenzato dai seguenti elementi:

  • convinzioni personali e aspettative;
  • esperienze di precedenti terapie;
  • da ciò che il paziente vede (vista del professionista sanitario, ospedale, ecc.), sente ( parole del professionista sanitario, parere di altri pazienti, ecc.) e percepisce ( contatto con aghi, strumenti medicali, ecc).

L’unico elemento del contesto che è SEMPRE sotto la diretta responsabilità del professionista sanitario è la COMUNICAZIONE.

 

Tutto ciò ci fa capire che per un professionista sanitario avere competenze nell’ambito della comunicazione è importantissimo ai fini del percorso di assistenza/guarigione del paziente.

Presso  il mio STUDIO FISIOKINETIC è possibile avere questo tipo di assistenza grazie alla certificazione internazionale di  NLP Practitioner for Health(PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA in ambito sanitario) con la NPL Society di R. Bandler, che ho acquisito nell’ottobre 2016( in Italia siamo soltanto 50 professionisti ad avere questo riconoscimento!!!!) alla quale nel prossimo novembre aggiungerò quella di MASTER PRATICTIONER.

Per redigere questo articolo ho preso spunto dai consigli e dal libro, “Cure and Care Coaching”, del mio Coach e Trainer in PNL GIULIANO MARI.

Per ulteriori informazioni chiamare il 3209405683 oppure scrivetemi un’email zampyfrancy@gmail.com o contattatemi sulla mia pagina fb Fisiokinetic Studio DI Fisioterapia

 

 

 


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TECARTERAPIA: COME FUNZIONA E COSA CURA

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La TECARTERAPIA è un tipo di terapia fisica molto in voga negli ultimi anni in ambito riabilitativo ma i primi macchinari atti ad effettuare questo tipo di terapia risalgono a più di 20 anni fa.

Il nome TECAR non è altro che una sigla che sta a significare trasferimento energetico capacitivo e resistivo ossia come la macchina trasferisce energia ai tessuti trattati.

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Il principio fisico su cui si basa la TECAR  è quello del CONDENSATORE che sfrutta il passaggio di corrente alternata tra 2 armature (elettrodo e piastra di ritorno) attraverso un conduttore di 2° tipo che in questo caso è rappresentato dal corpo umano (i conduttori di 2° tipo sono quelli in cui il trasporto di corrente avviene  per spostamento fisico di ioni attraverso un liquido).

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QUALI SONO GLI EFFETTI BIOLOGICI?

Applicando la TECAR o DIATERMIA  ai tessuti si creano effetti benefici su tutte le componenti alterate del tessuto (MICROCIRCOLAZIONE ARTERIOSA-VENOSA-LINFATICA, MATRICE, MEMBRANA CELLULARE); tutto ciò crea al paziente una sensazione di incremento termico endogeno (calore interno profondo) della zona trattata. Questo è un fattore molto importante da tenere in considerazione poiché  il calore endogeno non ha particolari controindicazioni se non quelle assolute  ( tumori, presenza di pacemaker o altri dispositivi elettrici impiantati, gravidanza) a differenza di altre terapie fisiche  che invece sviluppano calore esogeno (esterno, superficiale) che hanno diverse controindicazioni, inoltre il calore endogeno non genera mai effetti collaterali.

Quindi per semplificare ancor di più il concetto, con la TECAR non si applicano correnti esterne stimolanti ( elettrostimolazione), ma si mettono in condizione le correnti interne del corpo di riprendere le loro fisiologiche capacità (MOTI BROWNIANI).

L’attività biologica della tecar si estrinseca tramite:

  • EFFETTO ENERGETICO
  • EFFETTO TERMICO

Tutto ciò porta a:

 

  • aumento dell’afflusso arterioso
  • aumento del deflusso venoso linfatico
  • miglioramento dell’equilibrio di membrana
  • aumento del metabolismo cellulare
  • potenziamento e sinergia con principi attivi (Farmaci)

Pertanto la tecarterapia è utile nelle seguenti patologie:

  • processi infiammatori acuti e cronici e/o degenerativi (artrosi di anca, ginocchio, spalla, schiena, epicondilite, borsiti, tendiniti, ecc)
  • problemi di origine reumatica (artriti)
  • nevralgie (sciatalgia, cruralgia, ernie del disco, ecc)
  • problemi muscolari (contratture, stiramenti strappi, ecc)
  • ematomi

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Lo STUDIO FISIOKINETIC del Dott. FRANCESCO ZAMPILLI utilizza la TECAR da oltre 10 anni, specializzandosi nell’uso  attraverso la partecipanzione a diversi corsi di aggiornamento specifici per l’utilizzo di questo macchinario. Per ulteriori info non esitate a contattarmi


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SCIATALGIA: COS’è E COME SI CURA

La sciatalgia o più comunemente sciatica, fa parte della “famiglia” delle nevralgie ossia le sindromi dolorose a carico di uno o più nervi.

A differenza di quanto si possa pensare  non è una malattia vera e propria, ma un insieme di sintomi che può originare da problemi di varia natura.

Il nervo sciatico(FIG.1) è il nervo più grande e più lungo del corpo umano, origina dalle radici nervose delle ultime 2 vertebre lombari e dalle prime 3 sacrali e decorre in basso andando ad innervare la parte posteriore e laterale di coscia gamba e piede.

FIG.1    Risultati immagini per nervo sciatico            Risultati immagini per nervo sciatico

La sciatalgia pertanto è caratterizzata da un insieme di sintomi tra i quali il più importante è il dolore che si irradia lungo il tragitto del nervo oppure limitarsi a alcune zone (come ad es. la natica o la parte posteriore della coscia) e può essere acuto e intermittente o sordo e continuo.

Altri sintomi che possono essere più o meno presenti sono le parestesie, ossia alterazione della sensibilità, formicolio e deficit motori dovuti alla perdita della forza muscolare. Nei casi più gravi possono presentarsi episodi di incontinenza urinaria e fecale.

Ma da cosa è causata la sciatalgia?

Le cause possono essere molteplici ma le più comuni sono:

-compressione della radice nervosa dovuta ad ernie(FIG.2), protrusioni, stenosi del canale vertebrale;

-spondilolistesi(FIG.3);

– compressione periferica del nervo come nel caso della sindrome del muscolo piriforme(FIG.4);

– fratture vertebrali;

– gravidanza;

– tumori.

FIG.2Risultati immagini per ernia del disco

FIG.3 Risultati immagini per SPONDILOLISTESI               FIG.4Risultati immagini per sindrome del piriforme

La diagnosi viene fatta mediante un’accurata visita medica a seguito della quale lo specialista può richiedere degli esami più approfonditi, come Tac, Risonanza magnetica ed elettromiografia, per avere una diagnosi ancora più accurata.

In basa alla causa che ha causato la sciatalgia cambia l’approccio terapeutico che comunque può prevedere riposo per alcuni giorni e una cura farmacologica che prevede la somministrazione di antidolorifici nei casi in cui il problema sia di lieve entità, se il problema persiste oppure la sua entità è più grave si associa alla terapia farmacologica un programma riabilitativo che può prevedere l’utilizzo di mezzi fisici (Laser, tecar, ultrasuoni, tens, ionoforesi, ecc,) e/o della terapia manuale (massaggi, manipolazioni, ecc.), a seguito del quale si procede seguendo un percorso di rieducazione posturale e di esercizi di core stability (esercizi di rinforzo dei muscoli della schiena), nei casi in cui non si abbiano dei risultati soddisfacenti e duraturi lo specialista può consigliare l’intervento chirurgico


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RIABILITAZIONE POST-INTERVENTO DI RICOSTRUZIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è un evento patologico molto frequente con un’incidenza di circa 35 casi ogni 100000 individui: solo negli Usa colpisce 120000 atleti ogni anno.

È facile dedurre che è un tipo di incidente che è più frequente negli sportivi e molti studi hanno dimostrato che c’è un’incidenza maggiore nel sesso femminile.

  • Che cosa intendiamo per rottura del LCA?

La rottura del LCA è una lesione (totale o parziale) di uno fra i legamenti più importanti del ginocchio che determina una instabilità più o meno marcata, a seconda della gravità, dell’articolazione stessa e spesso è associata ad altre lesioni quali rotture dei menischi, lesioni dei legamenti collaterali, lesioni caretilaginee, ecc.

  • Perché la rottura del LCA crea instabilità del ginocchio?

Partiamo da un presupposto, ossia la funzione del LCA: in base alla sua origine e inserzione  possiamo affermare che questo legamento limita la traslazione anteriore e laterale della tibia rispetto al femore, tendendosi agli estremi dei movimenti di flessioni ed estensione del ginocchio. Quindi in caso di rottura del legamento la tibia non ha più il suo “freno” ed è libera di scivolare in avanti e indietro in modo eccessivo creando nella persona una sensazione di in stabilità accentuata con l’aumentare della velocità del movimento (corsa). Questo movimento innaturale crea inoltre un eccessiva sofferenza dei menischi e delle cartilagini poiché queste due strutture non sopportano forze tangenti alla superficie articolare, che vengono create proprio con lo scivolamento anteriore della tibia. Per questo motivo il trattamento elettivo di questo tipo di infortunio è quello chirurgico anche se uno studio recente indica che in molti casi si ottengono gli stessi risultati dell’intervento con la sola riabilitazione.

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  • In cosa consiste l’intervento?

Ci sono una grande varietà di tecniche chirurgiche:

1) autotrapianto del neo-legamento con prelievo di una porzione di tendine rotuleo o  i tendini dei muscoli gracile e semitendinoso;

2) legamento di “banca”, ossia prelevato da cadavere;

3) legamento sintetico;

per ognuno di questi interventi esistono varianti degli accessi chirurgici e nei mezzi di fissazione del neo-ligamento con viti, cambre e chiodi in svariati disegni e disponibili in versioni metalliche e in polimeri riassorbibili.

Tutte queste tecniche hanno un comune denominatore: la sostituzione del legamento lesionato con un neo-legamento deve riprodurre il più fedelmente possibile la sua funzione e anatomia.

 

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  • Quali sono i tempi di recupero?

In caso di ricostruzione di LCA i tempi di recupero per una completa ripresa delle attività sportive e/o lavorative sono stimati in circa 6 mesi.

  • In cosa consiste la riabilitazione?

 

Il recupero da questo tipo di interventi non può prescindere da un programma specifico di riabilitazione che viene effettuata da un fisioterapista.

Il programma riabilitativo viene suddiviso in 5 fasi:

  1. Riduzione infiammazione, ricerca articolarità, carico assistito
  2. Completo recupero del passo e della escursione articolare
  3. Recupero coordinazione ed uso del ginocchio nelle comuni attività quotidiane
  4. Ripresa dello sport
  5. Controllo del risultato ad un anno dall’intervento

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Il recupero completo dal questo tipo di intervento non può prescindere dall’effettuare un percorso riabilitativo simile a quello sopra descritto poiché si rischierebbe di inficiare il lavoro fatto dal chirurgo e aumenterebbe di molto il rischio di una recidiva o peggio ancora di avere un infortunio più serio con il coinvolgimento delle altre strutture anatomiche del ginocchio (legamenti collaterali, menischi, cartilagine).

Inoltre sarebbe consigliabile effettuare un programma di rinforzo muscolare specifico pre-operatorio nel caso in cui l’intervengo non avvenga in tempi rapidi, questo per favorire e possibilmente velocizzare il recupero post-operatorio.

Se sei interessato all’argomento e vuoi saperne di più lascia un commento con la tua email e ti invierò al più presto il protocollo specifico che seguiamo presso il nostro studio

 


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QUALI SCARPE DA CORSA COMPRO?

Il mercato attuale propone una varietà incredibile di calzature da runner, e negli ultimi anni è stato arricchito ulteriormente dalla commercializzazione di scarpe “specifiche” a seconda del tipo di appoggio che l’atleta ha (PRONATORE, SUPINATORE, NEUTRO).

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Siamo davvero sicuri che questo tipo di calzature producano un effettivo miglioramento dell’appoggio e quindi della prestazione diminuendo il dolore e riducendo la percentuale degli infortuni?

In uno studio risalente al 2011 e intitolato ”The effect of three different levels of footwear stability on pain outcomes in women runners: a randomised control trial” ossia “l’effetto di 3 tipi diversi di scarpe da corsa sulla prevenzione degli infortuni in podiste semiprofessioniste che si allenano per la maratona, sono state selezionate 105 atlete donne che hanno dimostrato di poter correre almeno 60 minuti, alle quali successivamente è stato analizzato il piede attraverso il Foot Posture Index (FPI) e in base ai risultati sono state suddivise in 3 gruppi: PRONATRICI, SUPINATRICI E NEUTRE. Il passo successivo è stato quello di assegnare loro in modo casuale, al contrario di quello che invece solitamente si consiglia (scarpe neutre per chi ha un appoggio neutro, scarpe stabilizzanti per chi prona e scarpe con controllo motorio per chi supina), un paio di scarpe da corsa tra i 3 seguenti modelli di scarpe:

  • scarpe da corsa neutre (Nike Pegasus) NIKE PEGASUS
  • scarpe da corsa stabilizzanti (Nike Structure Triax) nile structur
  • scarpe da corsa con controllo motorio (Nike Nucleus) nike-nucleus-mc-968x492

Le atlete sono state sottoposte ad allenamenti, in preparazione per una mezza maratona, per 13 settimane durante le quali le atlete dovevano compilare un questionario in cui si analizzava:

  • Le giornate di allenamento perse a causa del dolore;
  • Il dolore a riposo;
  • Il dolore durante le attività di vita quotidiana;
  • Il dolore dopo l’allenamento.

I risultati dello studio hanno dimostrato come le atlete che portavano le scarpe da corsa con controllo motorio abbiano tutte provato maggior dolore rispetto alle altre atlete con gli altri 2 modelli di scarpe da corsa. Chi indossava le scarpe neutre ha provato più dolore di coloro che portava le scarpe stabilizzanti. Per quanto riguarda il dolore subito dopo l’allenamento, chi indossava le scarpe da corsa stabilizzanti ha avuto più dolore delle atlete con le scarpe con controllo motorio.

Da ciò si è dedotto che l’attuale catalogazione delle scarpe da corsa è sbagliato e che accoppiare un tipo di scarpe da corsa ad un determinato tipo di piede non riduce o previene né il dolore né gli infortuni.

Lo studio può essere letto in lingua originale al segue link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20584759

 

 


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Come curare il mal di schiena, video consigli

Per curare il mal di schiena spesso gli antidolorifici non servono. Le cause di questo disturbo possono essere molteplici ma spesso la fisioterapia può aiutare. Ecco un video dimostrativo con alcuni consigli utili a prevenire il mal di schiena.

 


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