Author Archives: Dott. Zampilli

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LA SINDROME DEL TUNNEL CARPALE: DI COSA SI TRATTA? COSA POSSIAMO FARE?

Ti è mai capitato di avvertire formicolio alla prime quattro dita della mano, magari di notte? Oppure perdita di forza piuttosto che incapacità nel tener saldi tra le dita degli oggetti?

Beh se ti riconosci in questa descrizione probabilmente soffri o hai sofferto di una patologia molto comune denominata SINDROME DEL TUNNEL CARPALE.

Possiamo affermare con sicurezza che è una patologia molto diffusa, e spesso, se non trattata in modo precoce e adatto, molto invalidante per chi ne soffre. Studi scientifici dimostrano che c’è un’alta incidenza tra le donne piuttosto che negli uomini e un fattore importante per la sua insorgenza è l’attività lavorativa svolta da chi ne soffre, tant’è che a partire dai primi anni 90 fino ad oggi diversi studi epidemiologici, condotti anche dall’ INAIL (https://www.sicm.it/storage-file/pubblicazioni/2008-1/05-demas.pdf), hanno confermato quanto detto prima, specificando anche quali possano essere i FATTORI DI RISCHIO PRINCIPALI ( forza richiesta per eseguire un determinato gesto lavorativo, postura dei segmenti articolari impegnati nell’esecuzione del gesto, ripetitività e frequenza dell’atto o di sequenze di azioni simili, inadeguato ristoro delle strutture sollecitate), e i FATTORI DI RISCHIO SECONDARI ( uso di strumenti vibranti, estrema precisione richiesta, uso della mano come massa battente, compressione dei tessuti della zona palmare, uso di guanti, attività svolte a temperature basse).

Se vuoi saperne di più, leggi questo articolo molto interessante, https://www.fisioterapiaitalia.com/blog/la-sindrome-del-tunnel-carpale/,  scritto su www.fisioterapiaitalia.com, NETWORK ESCLUSIVO DI FISIOTERAPIA, di cui il mio studio fa parte, in cui si parla nello specifico della SINDROME DEL TUNNEL CARPALE, approfondendo nello specifico cos’è il tunnel carpale, i sintomi, come si diagnostica e i rimedi.

 


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DOLORE AL TALLONE

Chi è che nella vita non ha avuto un dolore al tallone?

Negli ultimi anni si è assistito ad u  rapido aumento del numero di persone che lamentano dolori ai piedi, in particolare alla zona posteriore e inferiore del piede. Questa zona è comunemente chiamata TALLONE ed è la zona più sollecitata durante l’appoggio del piede al terreno, perché è proprio con questa parte che avviene il primo contatto con il suolo. Spesso è usuale fare diagnosi di TALLONITE in caso di dolere in questa zona, ma questa è una diagnosi molto generica e approssimativa, soprattutto se fatta da uno specialista, perchè il dolore al tallone può dipendere da tanti fattori e originare da varie strutture.

Le patologie più comuni che possiamo accostare ad un dolore del tallone sono :

  • FASCITE PLANTARE;
  • ENTESITE CALCANEARE;
  • SPINA CALCANEARE;
  • MORBO DI SEVER.

Se vuoi approfondire questo argomento ti consiglio di continuare a leggere l’articolo redatto dal Dott. Ft. Luca Luciani al link qui sotto.

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INTERVISTA PER FISIOTERAPIA ITALIA

E’ con enorme soddisfazione che pubblico la mia intervista con Luca Luciani, co ideatore e responsabile di FISIOTERAPIA ITALIA (https://www.fisioterapiaitalia.com), il nuovo network della Fisioterapia a cui il mio centro ha aderito in esclusiva per le zone di Terranova da Sibari, Spezzano Albanese, San Lorenzo del Vallo, Tarsia e Altomonte. Prima di pubblicare l’intervista però mi preme spiegare che cosa sia FISIOTERAPIA ITALIA: questo è un innovativo e esclusivo network di cui fanno parte solo i migliori centri e studi di fisioterapia di Italia. Il portale è utile per tutti i pazienti che vogliono avere maggiori informazioni riguardo innumerevoli patologie, attraverso numerosi articoli scritti da specialisti del settore, attingendo solamente a informazioni provenienti da fonti e studi scientifici. Inoltre allo stesso  modo è possibile trovare informazioni sulle tecnologie e sulle tecniche manuali all’avanguardia usate in ambito fisioterapico. La cosa più innovativa è che i pazienti possono trovare il centro o lo studio professionale più vicino a loro, che offre i sevizi ricercati. Come già detto prima i centri e gli studi professionali presenti sul network sono stati selezionati direttamente da un comitato scientifico, che ne ha verificato la qualità dei servizi offerti e soprattutto la veridicità dei titoli dei professionisti che ci lavorano, proprio per assicurare a tutte le persone che lo richiedono, un servizio ottimale.  All’interno di FISIOTERAPIAITALIA è possibile, per i professionisti del settore che ne fanno parte, approfondire varie tematiche e soprattutto essere sempre aggiornati sui corsi e sulle ultime novità sulla nostra professione, oltre ad avere la possibilità di frequentare dei corsi esclusivi solo per coloro che fanno parte di questo network.

Di seguito potrete leggere il contenuto dell’intervista con il Dott.Luca Luciani:

Cosa è per te la fisioterapia?

Sin da bambino ho sempre nutrito una certa attrazione per il mondo della medicina. Poi giocando a calcio mi capitò di procurarmi una brutta lesione muscolare e, non avendo avuto la possibilità di curarmi bene perchè nel paese in cui abitavo non c’erano studi o centri fisioterapici, mi ripromisi che un giorno avrei fatto il fisioterapista per  aiutare tutte le persone che ne avevano bisogno. Da questa esperienza ho capito sin da subito cosa fosse la fisioterapia per me: la fisioterapia, così come tutte le altre professioni mediche e paramediche, è una missione, significa aiutare tutti coloro che richiedono il nostro aiuto assicurando loro la nostra professionalità e soprattutto la nostra onestà e il nostro massimo impegno per fare tutto ciò che nelle nostre possibilità per aiutare i pazienti.

Quali sono le tue più grandi soddisfazioni professionali?

Beh ricollegandomi al discorso fatto prima, ho la fortuna di togliermi delle belle soddisfazioni tutti i giorni, perchè la mia più grande soddisfazione è vedere negli occhi dei miei pazienti la loro gratitudine per ciò che faccio per loro, è sentirmi dire grazie dalla signora anziana che non riusciva a camminare e che dopo aver fatta tanta fisioterapia insieme, riesce a tornare a fare la spesa al mercato rionale, ma soprattutto la mia più grande soddisfazione è sentirmi dire da persone che non ho mai visto prima “Sei un bravo fisioterapista e una brava persona, tutti parlano bene di te.” ecco queste sono le mie più grandi soddisfazioni. Certo, non nego che poi anche io mi sia tolto qualche bella soddisfazione con atleti professionisti di alto livello che dopo infortuni, anche gravi, sono tornati a gareggiare in tempi rapidissimi, arrivando anche a vincere competizioni nazionali e internazionali.

Quali sono le tue principali specializzazioni?

Ho sempre avuto l’ambizione di lavorare con pazienti provenienti dal mondo dello sport e ne tratto moltissimi, oltre questo mi occupo anche della cura di pazienti con problemi alla colonna come ad esempio ernia del disco, cervicalgia, lombalgia, scogliosi, ecc., attraverso varie tecniche di TERAPIA MANUALE, coadiuvando il lavoro manuale con le TERAPIE FISICHE DI ULTIMA GENERAZIONE quali la TECAR, LASER AD ALTA POTENZA, ONDE D’URTO, ecc. Tutto questo è possibile grazie ai moltissimi corsi di specializzazione che ho seguito e che tutt’oggi continuo a seguire, perchè credo che non si smette mai di imparare, bisogna sempre continuare a studiare, visto che chi si ferma è perduto.

Su quali nuovi servizi stai lavorando?

Sono in procinto di inserire un nuovo servizio presso il mio studio, grazie alla collaborazione di mia moglie, Sonia Tarsitano, anch’essa fisioterapista. Si tratta della RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO in ambito ginecologico e urologico. Inoltre ho in cantiere un altro paio di progetti moto interessanti, ma non voglio ancora svelarli, saranno una vera novità per la zona!

Perchè hai scelto di entrare a far parte del network FISIOTERAPIA ITALIA?

La risposta è semplice…Fisioterapia Italia è un network unico nel suo genere e credo che possa far crescere molto la considerazione della fisioterapia nell’immaginario di tutti. Inoltre penso che possa essere di aiuto per migliorare la visibilità del mio studio.

Di cosa possono essere sicuri i pazienti venendo nel tuo studio?

Tutti coloro che scelgono di affidarsi a me hanno la garanzia di essere nelle mani di un professionista certificato, professionale, serio, onesto, che mette in primo piano la salute del paziente, cercando di fare tutto ciò che è nelle mie possibilità per aiutarlo nel suo problema. Inoltre metto a loro disposizione un’esperienza di quasi 14 anni di lavoro, oltre che, come già detto, un continuo aggiornamento professionale attraverso corsi di specializzazione e all’utilizzo di tecnologie di ultima generazione. Colgo l’occasione per ringraziare Luca Luciani e Giuliano Mari, oltre a tutto lo staff di Fisioterapia Italia, per la possibilità di aderire a questo network davvero unico e rivoluzionario.

Vi invito pertanto a consultare il network sul sito: https://www.fisioterapiaitalia.com

Avrete molte risposte ai vostri questi sul vostro problema di salute

 

 

 


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COME TRATTARE UNA LESIONE MUSCOLARE

Liliana, 21 anni, ballerina di danze caraibiche, si è rivolta al mio studio chiedendomi: “Ti prego, fai in modo che possa gareggiare ai campionati italiani!”. Il suo problema? Una lesione muscolare di 16mm del muscolo semitendinoso!!! In questo articolo racconterò in che modo siamo riusciti a curare in tempi rapidi il problema di Liliana e i risultati da lei raggiunti.

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VALUTAZIONE INIZIALE

Ancor prima di iniziare qualsiasi tipo di terapia, anche in caso di prescrizione medica, nel mio Studio di Fisioterapia Fisiokinetic a Terranova da Sibari (Provincia di Cosenza), il paziente viene “inquadrato attraverso un’ attenta valutazione funzionale iniziale, in cui vengono studiati e analizzati diversi fattori:

  • la storia clinica del paziente;
  • le indicazioni e le eventuali controindicazioni al trattamento;
  • i segni clinici che la persona presenta e i fattori che li ha provocati.

Tutto questo ci permette di impostare un trattamento specifico e unico per il singolo paziente, al contrario di ciò che succede in molte altri centri dove il trattamento è standardizzato per il tipo di patologia o peggio ancora uguale per tutti.

IL CASO DI LILIANA

Liliana ha iniziato ad avvertire fastidi alla coscia destra qualche settimana fa, durante gli allenamenti in vista del campionato italiano di danze sportive, ma pensando che si trattasse di piccoli fastidi temporanei, dovuti all’intensità e alla frequenza degli allenamenti, non ha dato peso alla situazione. I sintomi avvertiti erano:

  • sensazione di muscolo “pesante” e affaticato;
  • muscolo indurito.

Questi sintomi sono andati avanti fino a quando, la sera del 26/06/2018, durante l’allenamento, ha sentito il muscolo indurirsi più del solito. Purtroppo, invece di fermarsi, ha continuato l’allenamento fin quando, mentre effettuava una spaccata, ha sentito una fitta fortissima alla regione posteriore della coscia destra che non le ha permesso di  continuare l’allenamento. Con l’aiuto dei compagni e dei maestri si è alzata e nell’intento di camminare ha avvertito subito la sensazione di impossibilità al passo. Visto che la società per cui gareggia, la EURODANCE SCHOOL CALABRIA,  è convenzionata con il mio studio, mi hanno subito contattato per cercare di capire l’entità dell’infortunio. Alla valutazione la regione posteriore della coscia destra risultava molto contratta e dolente anche alla mobilizzazione passiva, mentre la mobilizzazione attiva in flessione di ginocchio e in estensione di anca era impossibile a causa del dolore. Tutto questo mi ha portato a pensare che si trattasse di una lesione muscolare abbastanza importante. Ho consigliato a Liliana di applicare la borsa del ghiaccio e, visto che era già sera, ho consigliato una visita ortopedica e un’ecografia per valutare l’entità dell’infortunio. Il giorno seguente la ragazza ha effettuato subito l’ecografia che confermava la mia ipotesi: distrazione muscolare del muscolo semitendinoso di 16 mm con presenza di tumefazione. Chiaramente lo sconforto ha preso subito il sopravvento, anche perchè la prima gara del campionato italiano era prevista il 05/07/18, e il medico specialista che aveva eseguito l’ecografia non le aveva dato nessuna speranza di gareggiare. Nonostante ciò, ho fatto visitare Liliana da un medico ortopedico di mia fiducia, specializzato sul recupero di atleti professionisti, e dopo un’attenta visita, abbiamo deciso, di comune accordo, un programma di recupero per provare a rimettere in piedi Liliana in tempo per le gare. Chiaramente i tempi erano molto ristretti e le speranze che la ragazza potesse recuperare erano davvero poche, nonostante ciò abbiamo iniziato immediatamente il recupero con la massima determinazione da parte mia e di Liliana.

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COSA SI INTENDE QUANDO SI PARLA DI LESIONE MUSCOLARE? E NELLO SPECIFICO COS’E’ UNA DISTRAZIONE MUSCOLARE?

Per lesione muscolare si intende un’allungamento, o lo stiramento, o la rottura parziale o totale di fibre muscolari, che provoca dolore più o meno intenso in base al tipo di infortunio e alla sua gravità.

Esiste una classificazione delle lesioni muscolari:

  1. CONTRATTURE (lesioni di grado 0), dove il muscolo è semplicemente contratto

  1. STIRAMENTI (lesioni di grado 1), dove le fibre muscolari sono distese, ma senza rottura.
  2. DISTRAZIONI (lesioni di grado 2), c’è la rottura di fibre muscolari, che causano ecchimosi sottocutanea (versamento). Si hanno tre stadi di distrazione, associati a livelli di gravità. Il primo stadio consiste nella rottura di poche fibre muscolari, il secondo di più fibre, il terzo presenta una ‘rottura parziale’ del muscolo.

  1. STRAPPI (lesioni di grado 3), dove la rottura delle fibre interessa il muscolo per intero.

Le cause più frequenti che portano ad avere lesioni sono:

  •   riscaldamento pre-gara insufficiente e/o inadeguato;
  •   scarsa flessibilità muscolare;
  •   coordinazione motoria insufficiente;
  •   contrazioni muscolari ripetute;
  •   carenze nello svolgimento del gesto tecnico specifico;
  •   ecc. 

COME E’ STATA CURATA LILIANA?

Visti i tempi ristrettissimi abbiamo cercato di pianificare un percorso riabilitativo molto intenso, in accordo con la paziente, il medico specialista, gli allenatori, per permettere a Liliana di avere la possibilità di prender parte ai Campionati italiani.

Il percorso riabilitativo prevedeva:

  1. TERAPIA FISICA:  Tecar Terapia, in atermia nei primi giorni e poi man mano si è proceduto ad aumentare la potenza erogata, inserendo piano piano delle tecniche dinamiche di applicazione; Laserterapia ad alta potenza.

  1. TERAPIA MANUALE: a partire dal 5° giorno si è proceduto al trattamento con strumenti ISTM secondo la TECNICA GAVILAN; dal 7° giorno sono stati introdotti degli esercizi di allungamento del gruppo muscolare interessato con tensione che non creasse dolore, per facilitare la formazione della cicatrice nel senso delle fibre muscolari.

  1. BENDAGGIO COMPRESSIVO con benda elastica coesiva nei primi due giorni;
  2. TAPING NEUROMUSCOLARE dal terzo giorno, applicato senza tensione per favorire il rilascio dei muscoli contratti.
  3. ESERCIZI POSTURALI.
  4. CRIOTERAPIA nei primi 3 giorni.

La paziente in data 04/06/18 effettua un’ecografia di controllo che certifica la cicatrizzazione completa della lesione dopo appena  8 giorni e,dopo consulto con l’ortopedico si decide di far partecipare Liliana ai Campionati Italiani di Danze Caraibiche, anche se avrebbe avuto bisogno di alcuni giorni in più , visto che necessitata di un periodo di riatletizzazione per ridurre al minimo il rischio di recidiva, poichè la voglia e la determinazione della ragazza erano troppo forte. Abbiamo addestrato Liliana allo svolgimento di esercizi specifici di riscaldamento pre-gara, preceduti dall’applicazione del taping neuromuscolare in scarico, inoltre il medico ha prescritto un antidolorifico il giorno prima e il giorno stesso delle gare.

Francamente eravamo tutti pessimisti e impauriti perchè, visti i tempi ristretti, c’era la possibilità che l’atleta potesse infortunarsi nuovamente,ma…..

LILIANA HA STUPITO TUTTI E:

  1. CAMPIONESSA ITALIANA CARIBBEAN SHOW DANCE CATEGORIA 19/34 B;
  2. VICE CAMPIONESSA ITALIANA SALSA SHINE SINGOLO FEMMINILE 16/OL B;
  3. CAMPIONESSA ITALIANA  IN COPPIA NELLA COMBINATA CARAIBICA 28/34 B2.

  

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ARTROSI

Oggi voglio parlarvi di una patologia che colpisce circa il 16% della popolazione italiana, secondo un recente censimento fatto dall’ISTAT, l’ARTROSI. La prevalenza di questa malattia aumenta in modo esponenziale con il passare dell’età, colpendo in modo maggiore il sesso femminile (68% di donne over 75enni, 49% uomini over 75enni).

COSA SI INTENDE QUANDO PARLIAMO DI ARTROSI?

Il termine deriva dal greco, dove ARTRO significa articolazione, e OSI vuol dire degenerazione, pertanto per ARTROSI  si intende una degenerazione delle articolazioni. Nel gergo specifico ma anche nel lessico più comune possiamo trovare dei sinonimi come ad esempio OSTEOARTROSI o OSTEOARTRITE. Nello specifico L’artrosi è una degenerazione della cartilagine articolare che con il tempo si assottiglia sempre di più lasciando “scoperti” i capi articolari che finiscono per andare anche loro incontro a degenerazione poichè non sono più protetti dalle cartilagini stesse.

QUALI SONO LE CAUSE CHE PROVOCANO L’INSORGENZA DELLA MALATTIA?

Attualmente l’artrosi viene definita come una patologia ad eziologia multifattoriale, ossia dovuta a più cause concomitanti. Fra queste quelle più importanti sono:

  • PREDISPOSIZIONE GENETICA;
  • FATTORI AMBIENTALI ( obesità, traumi e microtraumi, malformazioni, sollecitazioni meccaniche, ecc);
  • DISFUNZIONI ORMONALI.
L’ ARTROSI è considerata una patologia evolutiva, per cui è stata fatta una classificazione che prevede vari stadi della patologia, contraddistinti da sintomi e segni specifici:
STADIO DELLA MALATTIA
RIGIDITÀ
DOLORE
TUMEFAZIONE
DIFFICOLTÀ  AI MOVIMENTI
LIEVE
assente
non duraturo, presente soprattutto all’inizio del movimento
assente
assente
MODERATA
presente, di breve durata (pochi minuti)
presente prevalentemente aal’inizio del movimento, tende ad attenuarsi e poi a ricomparire dopo un determinato tempo di attività
talvolta presente
difficoltà nelle svolgere determinate attività quotidiane come vestirsi, lavarsi, inginocchiarsi,salire o scendere le scale
GRAVE
presente, ma sempre inferiore a 30 minuti
persistente sia all’inizio che durante il movimento, presente anche di notte
spesso presente
inpossibilità a svolgere le normali attività di vita quotidiana

COME AVVIENE LA DIAGNOSI?

La diagnosi avviene tramite una visita specialistica di un ortopedico o di un reumatologo e prevede, oltre all’anamnesi e all’esame obiettivo del paziente, anche degli esami diagnostici specifici, come rx, o esami di laboratorio conseguenti ad artrocentesi.

Essendo una patologia che colpisce le articolazioni, ne consegue che tutte quelle del corpo umano possono essere colpite, con una prevalenza maggiore su quelle di carico.

Quelle più frequenti sono:

  • ARTROSI DELLA COLONNA (CERVICALE, DORSALE E LOMBARE);

  • ARTROSI DELLE MANI;

  • ARTROSI DELL’ANCA;

  • ARTROSI DEL GINOCCHIO;

  • ARTROSI DELLA SPALLA;

  • ARTROSI DEL PIEDE.

 

COME CURARE E CONTRASTARE L’ARTROSI?

Nonostante siano stati fatti dei passi enormi nello studio e nel trattamento dell’ OSTEOARTOSI, attualmente non esiste una cura vera e propria della malattia, quindi una volta diagnosticata, le cure sono mirate a rallentare il peggioramento della patologia o a “bloccarla”, poichè è ritenuta una patologia progressiva e degenerativa.

Solitamente il trattamento si avvale di CURE FARMACOLOGICHE che vanno ad agire sul sintomo ( fans, paracetamolo, oppioidi), oppure farmaci di ultima generazione che agiscono oltre che sul sintomo anche sulla struttura della cartilagine (sysadoa) come coadiuvanti a cicli di infiltrazioni di acido ialuronico, o in ultima istanza farmaci cortisonici con infiltrazioni intrarticolari in caso di crisi di dolore insopportabile.

Hanno un effetto benefico sulla sintomatologia anche le CURE TERMALI, anche se ancora non ci sono molti studi scientifici che abbiano avvalorato questo tipo di cure.

I trattamenti migliori, validati da moltissimi studi scientifici, sono quelli FISIOTERAPICI E RIABILITATIVI, che vanno a lavorare sia a livello preventivo, sia sul trattamento della sintomatologia, e anche al recupero della funzionalità dopo intervento chirurgico.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una maggiore attenzione alla prevenzione di tutte le malattie, e l’ARTROSI non fa eccezione. Attraverso degli screening periodici è possibile verificare la predisposizione o l’insorgenza della malattia e agire di conseguenza. Per questo si ritiene sia opportuno fare un’attività fisica almeno 2/3 volte alla settimana, evitando una vita sedentaria e/o lavori ripetitivi e logoranti, fare una dieta sana ed equilibrata evitando il sovrappeso che è un fattore aggravante per l’artrosi. In caso di diagnosi precoce è utile fare dei cicli periodici di fisioterapia atti a mantenere la funzionalità delle articolazioni e il tono trofismo muscolare.

 

Per quanto riguarda il trattamento della sintomatologia, la fisioterapia negli ultimi anni ha fatto dei passi da giganti in ambito tecnologico, mettendo a disposizione dei professionisti diverse tecnologie che permettono di avere degli ottimi risultati:

  • TECARTERAPIA
  • LASERTERAPIA AD ALTA POTENZA
  • MAGNETOTERAPIA
  • IPERTERMIA
  • CORRENTI ANTALGICHE
  • ULTRASUONI

Nel caso in cui la terapia farmacologica e riabilitativa non abbia un buon effetto e nei casi di artrosi grave, con limitazioni importanti nelle attività di vita quotidiana è utile ricorrere alla chirurgia che può essere artroscopica per “pulire” l’articolazione interessata, o protesica nei casi più gravi, con un percorso riabilitativo post chirurgico per il recupero delle funzionalità e dell’autonomia nelle attività quotidiane e lavorative dove possibile.

 

SE VUOI APPROFONDIRE L’ARGOMENTO O VUOI AVERE UNA VALUTAZIONE FUNZIONALE GRATUITA, NON ESITARE CHIAMAMI AL

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DOTTOR FRANCESCO ZAMPILLI

 

 


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LA FIBROMIALGIA…una patologia in ascesa

Oggi parliamo di una patologia che negli ultimi anni è in rapida ascesa tra quelle più debilitanti, che costringe, chi ne è colpito, a dover saltare diverse giornate lavorative, la FIBROMIALGIA.

Recenti studi hanno stimato che in Italia ne siano interessati circa 1,5/2 milioni di persone, con prevalenza nel sesso femminile.

CHE COSA SI INTENDE PER FIBROMIALGIA?

Questa è una malattia reumatica, denominata anche SINDROME DOLOROSA CRONICA, la cui eziologia è sconosciuta, è caratterizzata da un diffuso dolore muscolo-scheletrico e dalla presenza di precisi punti di dolore chiamati TENDER-POINT.

Inoltre ci sono una serie di sintomi che possono essere presenti:

  • facilità all’affaticamento;
  • alterazioni del sonno;
  • deficit mnemomici;
  • rigidità articolare;
  • crampi;
  • dismenorrea;
  • ansia;
  • depressione;
  • ecc.

Credo sia interessante annoverare degli studi scientifici recenti che affermano che la causa di questa patologia potrebbe risiedere in un deficit della circolazione sanguigna, con conseguente iper produzione di acido lattico, che depositandosi all’interno dei muscoli causerebbe i continui dolori tipici della patologia.

COME VIENE DIAGNOSTICATA LA MALATTIA?

Attualmente questa patologia non è di facile inquadramento diagnostico, poichè la diagnosi avviene per esclusione soprattutto con molte patologie di tipo reumatico, motivo per cu lo specialista di riferimento è il REUMATOLOGO.

COME VIENE CURATA LA FIBROMIALGIA?

Oggi come oggi non esistono in commercio farmaci specifici per questa patologia. Di norma vengono prescritti dal medico specialista farmaci della famiglia dei miorilassanti ad effetto centrale, antidolorifici, antidepressivi, antinfiammatori e cortisonici.

E LA FISIOTERAPIA PUO’ ESSERE DI AIUTO?

Studi scientifici hanno dimostrato che hanno dei buoni risultati, nel breve/medio periodo, dei trattamenti fisioterapici specifici quali la massoterapia (delicata) e il trattamento specifico dei tender-point. A questo, per avere effetti più duraturi nel tempo ed evitare il riacutizzarsi frequente della patologia, è bene associare dell’attività fisica mirata, come il PILATES, YOGA, TAI-CHI, ecc. oltre a questo hanno dei buoni riscontri anche la fangobalneoterapia, l’agopuntura e non ultima la meditazione (MINDFULNESS). Si è visto inoltre che spesso c’è una certa correlazione tra  un’alimentazione corretta e un miglioramento della sintomatologia.

Se soffri di Fibromialgia o pensi di avere una sintomatologia che possa ricondurre a questa patologia e vuoi trovare sollievo ai tuoi dolori non esitare a contattarci. Metteremo a tua disposizione tutte le nostre conoscenze e  le nostre capacità nel trattamento della FIBROMIALGIA

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FB Fisiokinetic studio di Fisioterapia

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LA RIABILITAZIONE NELL’INCONTINENZA URINARIA

L’INCONTINENZA URINARIA rappresenta una di quelle problematiche “sommerse” di cui soffrono un numero elevatissimo di persone e di cui i pazienti fanno ancora fatica a parlarne con il proprio medico per vari fattori fra i quali il più importante sembra essere il fatto di provare vergogna per questo tipo di problema.
Una studio recente afferma che in ITALIA SOFFRONO  di questa patologia circa 5000000 di persone, di cui solo il 20% ne parla con il proprio medico e circa l’80% vive il problema passivamente, molto spesso con vergogna e con poca considerazione.

L’incontinenza urinaria è una patologia che registra un incremento dell’incidenza sulla popolazione di pari passo con l’avanzare dell’età, oltre ad avere un’alta percentuale di incidenza durante la gravidanza e nel post-parto.

CHE COSA SI INTENDE PER INCONTINENZA URINARIA?

L’incontinenza urinaria è la perdita o la mancata acquisizione della capacità di “fare la pipì al posto giusto e al momento giusto” ed è definibile come l’emissione non volontaria di urina in luoghi e tempi non appropriati di grado tale da costituire un problema igienico e sociale. L’incontinenza urinaria causa effetti negativi sulla psiche della persona stessa,  come la perdita o la diminuzione della stima di sé, con sentimenti di mancanza o perdita di autosufficienza e di vergogna, che spesso fanno sì che la persona nasconda il problema e non ne parli. Per tale motivo, tocca al medico o nel nostro caso al fisioterapista chiedere al paziente “Le capita mai di perdere urina e di bagnarsi?”.

QUALI SONO LE MODALITA’ DI INSORGENZA?

L’incontinenza urinaria si manifesta a qualsiasi età e in entrambi i sessi, anche se c’è una prevalenza nelle donne a causa della particolare anatomia del perineo femminile, oltre ciò ci sono dei fattori che possono facilitarla come:

  • ALTERAZIONI POSTURALI
  • PARTICOLARI ATTIVITA’ LAVORATIVE E/O SPOERTIVE;
  • STIPSI
  • MENOPAUSA
  • GRAVIDANZA
  • PARTO
  • BRONCHITE CRONICA
  • INFEZIONI DELL’APPARATO URINARIO
  • DIABETE
  • SPINA BIFIDA
  • LESIONI MIDOLARI
  • ALTERAZIONI ORMONALI
  • PROLASSO DELL’APPARATO UROGENITALE
  • SCLEROSI MULTIPLA
  • MORBO DI PARKINSON
  • ICTUS
  • MORBO DI ALZHEIMER
  • TUMORI ALLA VESCICA O ALLA PROSTATA
  • IPERTROFIA PROSTATICA
  • RESTRINGIMENTO DELL’URETRA
  • CALCOLI
  • VESCICA IPERATTIVA

Esistono vari tipi di incontinenza a seconda delle cause e dei contesti, le più comuni trattate in ambito riabilitativo sono:

  1. INCONTINENZA DA SFORZO

E’ dovuta ad un aumento della pressione addominale ed è tipica del sesso femminile accompagnata o meno da prolasso genitale. Nel sesso maschile non esiste sotto forma di patologia spontanea, ma può insorgere a seguito di interventi chirurgici a livello prostatico o vescicale. Oltre a questo l’incontinenza urinaria da sforzo può presentarsi in caso di disfunzioni vescico-uretrali neurogene acquisite o congenite.  Solitamente questo tipo di incontinenza si manifesta con:

  • colpi di tosse
  • starnuti
  • ponzamenti
  • balzi
  • esercizi fisici
  • sollevamento pesi
  • ecc.

   

 

2. INCONTINENZA DA URGENZA

Si parla di INCONTINENZA DA URGENZA quando la persona non è in grado di posticipare lo stimolo minzionale che è imperioso, ma è costretto a precipitarsi in bagno, avolte bagnandosi di urina ancora prima di raggiungerlo. Le fughe di urina possono variare da poche gocce, a piccoli getti, fino alla perdita completa di urina. I disturbi minzionali possono aumentare con il freddo econ il rumore dell’ acqua che scorre. Questo tipo di incontinenza nella maggioranza dei casi è dovuta a contrazioni involontarie del detrusore che è il muscolo della vescica, in questo caso si parla di IPERATTIVITA’ VESCICALE, o ad un aumento della sensibilità della vescica al riempimento. L’incontinenza urinaria da urgenza e la SINDROME FREQUENZA-URGENZA possono insorgere senza causa apparente o essere dovute a problematiche di tipo neurologo, oppure ad altre patologie come ad esempio l’ipertrofia prostatica benigna, o a patologie transitorie delle vie urinarie (come l’infezione urinaria).

 

3. INCONTINENZA URINARIA FUNZIONALE

In questo caso si tratta di un tipo di incontinenza dove le cause non sono da ricercarsi prevalentemente nelle vie urinarie, ma dipendono prevalentemente da disabilità croniche fisiche e/o cognitive della persona, e sono tipiche nelle persone in età avanzata.

RIABILITAZIONE DELL’INCONTINENZA URINARIA

La Riabilitazione in ambito uro-ginecologico è attualmente una delle branche della fisioterapia che è maggiormente suffragata da un’ ampia letteratura scientifica che ne attesta la validità e la funzionalità, tanto è vero che molti studi attestano la risoluzione delle problematiche in oltre l’80% dei soggetti presi in esame.

Per questo in caso di incontinenza urinaria è bene in molti casi seguire un percorso riabilitativo specifico con personale qualificato, ossia un/una fisioterapista che si sia specializzata in questp ambito.

In cosa consiste questo tipo di riabilitazione?

In linea di massima il percorso riabilitativo è costituito da un numero variabile di sedute, a seconda della patologia e della persona, che prevede elettrostimolazione con sonda vaginale (nelle donne) o anale (negli uomini), esercizi di reclutamento muscolare con e senza EMG (elettromiografia di superficie) e biofeedback, esercizi specifici che una volta appresi la persona può svolgere a domicilio, addestramento all’utilizzo di ausili (pannolini, assorbenti, ecc.) e all’uso di diari minzionali quando previsto.

Naturalmente il percorso riabilitativo non può non tener conto di una diagnosi medica specialistica di un urologo, o di un ginecologo o in alcuni casi di un fisiatra. Questo vuol dire che il lavoro in equipe e la collaborazione fra le varie figure professionali sono importantissimi per far si che il percorso terapeutico delle persone affette da questo tipo di problematiche abbia un esito positivo.

LO STUDIO DI FISIOTERAPIA FISIOKINETIC a Terranova da Sibari (Cs) è l’unico nella zona a garantire questo tipo di servizio grazie alla collaborazione con la Dr. Sonia Tarsitano, fisioterapista specializzata in RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO IN AMBITO URO-GINECOLOGICO, e co diversi specialisti sia urologi che ginecologi della zona.

Per ulteriori informazioni e appuntamenti chiamare il 3209405683

 


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GONARTROSI (ARTROSI DEL GINOCCHIO)

 

 

Oggi parliamo di GONARTROSI, più comunemente detta ARTROSI DEL GINOCCHIO.

Già il termine stesso spiega in parole semplici di cosa parliamo, ossia un processo artrosico che colpisce nello specifico l’articolazione del ginocchio. Si tratta più specificatamente di un processo cronico degenerativo dell’articolazione che, con il tempo viene progressivamente danneggiata creando una disabilità anche grave per il paziente. In altre parole si crea un’ usura delle cartilagini articolari (dei condili femorali e dei piatti tibiali) con la consenguenza che le ossa sottostanti vengono esposte al contatto diretto fra di loro. Il continuo sfregamento diretto di queste porta ad un addensamento del tessuto osseo con la conseguente degenerazione e formazione di OSTEOFITI, ossia delle escrescenze dell’osso. Il processo artrosico nei casi più gravi può interessare anche l’articolazione femoro-rotulea.

    

Il perseverare di tutto ciò porta ad una maggiore produzione di liquido sinoviale, che è normalmente prodotto dalle articolazioni per lubrificarle, ma che se si trova in eccesso può causare dei problemi secondari quali le CISTI DI BAKER, che sono dovute ad un accumulo di questo liquido nella parte posteriore del ginocchio, dove le pareti della capsula articolare sono più deboli.

Nei casi più gravi la capsula articolare del ginocchio va incontro ad un processo di graduale ispessimento con conseguente retrazione dei muscoli, irrigidimento del ginocchio che nella maggior parte dei casi si presenta semiflesso e varo.

Possiamo distinguere due tipi di artrosi del ginocchio:

  • PRIMARIA: le cui cause sono ignote, insorge in età avanzata (dopo i 60 anni) e colpisce prevalentemente il sesso femminile; in questo tipo di artrosi sembra che un fattore predisponente possano essere la costituzione delle persone e l’obesità.
  • SECONDARIA: conseguente ad una condizione morbosa precedente (interventi di ricostruzione LCA, meniscectomia, valgismo/varismo, ecc), con insorgenza in età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Solitamente i primi sintomi di questa patologia si manifestano con una GONALGIA, ossia una situazione di dolore che colpisce il ginocchio e che nelle prime fasi della patologia regredisce con il riposo. Con il tempo, se non si prendono i giusti rimedi, il paziente comincia a manifestare una zoppia tipica di queste problematiche, che viene definita di fuga, poichè il paziente tende a caricare poco sull’arto dolente, accorciando i tempi di appoggio del piede della stessa gamba. Nelle fasi più avanzate l’usura dei capi ossei con conseguente degenerazione porta a determinare un malallineamento in valgismo o varismo del ginocchio.

Oltre alla valutazione del paziente per fare una diagnosi di GONARTROSI l’esame radiologico più utile è la RADIOGRAFIA in carico nelle proiezioni ante-posteriore e laterale.

Fino a pochi anni fa coloro che erano colpiti da questa patologia erano destinati alla protesizzazione, ossia alla sostituzione dell’articolazione usurata con una protesi.

Oggi grazie alle continue ricerche in ambito medico, farmacologico, riabilitativo e soprattutto alle campagne di prevenzioni sempre più comuni in tutto il territorio nazionale e in fasce di età anche medio basse, il numero di protesizzati sembra essere in diminuzione. Ciò non significa che la protesi non serva oppure che non funzioni, semplicemente ritardare il più possibile l’operazione o in tanti casi evitarla, crea una migliore aspettativa di vita per i pazienti e una diminuzione importante dei costi che questo tipo di interventi comportano sia per il SSN che per le persone stesse.

Il trattamento della GONARTROSI può prevedere:

  • TERAPIA FARMACOLOGICA: risulta essere per lo più un palliativo temporaneo della sintomatologia dolorosa soprattutto all’inizio del problema, e consiste nel’assunzione, previa prescrizione medica, di antinfiammatori e/o antidolorifici e da qualche anno a questa parte di integratori specifici, chiamati condroprotettori, che sembra abbiano un effetto nel rallentamento della degenerazione del tessuto cartilagineo, ma i cui effetti non sono stati ancora comprovati in modo certo da studi scientifici.
  • INFILTRAZIONI CORTISONICHE: consistono nell’iniettare direttamente con una siringa all’interno dell’articolazione delle sostanze a base di cortisone che ha un alto potere antinfiammatorio, ma che se usati in maniere eccessiva creano deterioramento delle strutture articolari. Questo tipo di trattamento può essere effettuato SOLAMENTE  da un medico.

  • VISCOSUPPLEMENTAZIONE: si tratta anche in questo caso di una terapia infiltrativa endoarticolare, ma in questo caso al posto dei cortisonici si utilizzano dei preparati di acido jaluronico che servono per migliorare il trofismo delle cartilagini e la lubrificazione dell’articolazione stessa. Anche questo è un trattamento di pertinenza esclusivamente medica.
  • FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE: questo tipo di trattamenti possono prevedere diversi approcci a seconda del grado di severità del processo artrosico. Per quanto riguarda la TERAPIA FISICA, sono molto utilizzati per il miglioramento della sintomatologia dolorosa e per ridurre i processi infiammatori la TECARTERAPIA, L’IPERTERMIA e il LASER AD ALTA POTENZA, oltre quelle che consideriamo le terapie “classiche” come la MAGNETOTERAPIA, L’ELETTROTERAPIA E GLI ULTRASUONI, che comunque, rispetto al primo gruppo di mezzi fisici sopra elencati, richiedono un numero maggiore di sedute per ottenere dei risultati tangibili per il paziente. La TERAPIA MANUALE è altrettanto importante poichè aiuta il paziente a recuperare o a mantenere, a seconda della gravità dei fenomeni artrosi presenti, la mobilità/articolarità del ginocchio e delle strutture connesse oltre a migliorare/mantenere un buon tono muscolare.

  

  • ATTIVITA’ MOTORIA: è utile sopratutto nelle prime fasi dell’insorgenza della problematica mantenersi in movimento, facendo un’attività fisica anche blanda per 3/4 volte a settimana (camminare, attività in palestra, piscina, ecc.)

  • CONTROLLO DEL PESO: è importante non essere in sovrappeso perchè, essendo le ginocchia articolazioni di carico, il peso in eccesso va a sovracaricarle, accellerando ancora di più i processi artrosici.
  • INTERVENTO CHIRURGICO: nei casi più gravi, dove le terapia conservativa non offre risultati soddisfacenti, è opportuno ricorrere all’intervento chirurgico di ARTROPROTESI DI GINOCCHIO, che consiste nella sostituzione completa o parziale dell’articolazione danneggiata con una protesi. L’intervento richiede comunque una fase post operatoria di riabilitazione per il recupero dell’articolarità e della forza che dura almeno 3/4 mesi.

SE SOFFRI DI DOLORI AL GINOCCHIO E VUOI SAPERE COSA PUO’ ESSERE, OPPURE HAI GIA’ UNA DIAGNOSI DI UN MEDICO E NON SAI A CHI RIVOLGERTI PER MIGLIORARE LA TUA SITUAZIONE, PUOI RIVOLGERTI PRESSO IL MIO STUDIO, FISIOKINETIC, A TERRANOVA DA SIBARI (CS). SARAI SOTTOPOSTO AD UNA VALUTAZIONE FUNZIONALE E POSTURALE ATTENTA E PERSONALIZZATA, DOPO LA QUALE SARAI INDIRIZZATO VERSO LA TERAPIA CHE MIGLIORARE E RISOLVERE IL TUO PROBLEMA.

PER INFO E CONTATTI

3209405683

email: zampyfrancy@gmail.com

 

 

 

 


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Corso di Fisioterapia e Riabilitazione del Pavimento Pelvico Nell’incontinenza Urinaria Femminile e Maschile

DOCENTE: Dott.ssa Arianna Bortolami

Fisioterapista, Laurea Magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione,

Consulente in Sessuologia, Fondatore G.I.S. di AIFI RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO, Autore del

testo “Riabilitazione del Pavimento Pelvico”, Masson Elsevier, 2009

Il corso si terrà a Cosenza il 4 e 5 Novembre 2017

Presso Hotel President – RENDE ( CS )

PRESENTAZIONE DEL CORSO

L’incontinenza urinaria, definita come la perdita involontaria di urina, costituisce un sintomo riguardante la qualità della vita. Chi ne soffre, spesso riferisce sensazioni di imbarazzo, frustrazione, disagio nei confronti dell’ambiente circostante e delle persone che stanno vicino, ecc. La persona con questo sintomo frequentemente presenta alterazioni della vita affettiva, relazionale e sociale. Oltre a ciò l’incontinenza può avere un costo economico considerevole.

Negli ultimi decenni il mondo scientifico ha dedicato molta attenzione a questo problema e a tutt’oggi le società scientifiche di settore identificano nella terapia conservativa il primo approccio terapeutico per la gestione dell’incontinenza urinaria. In tal senso la fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico rappresentano una possibile e valida opzione terapeutica nei casi in cui ci sia compromissione di tale zona.

OBIETTIVI SPECIFICI

  • conoscere quali forme di incontinenza possono essere affrontate con la fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico
  • saper effettuare la valutazione funzionale del/della paziente affetta da incontinenza urinaria,
  • pianificare l’intervento fisioterapico e riabilitativo,
  • conoscere tecniche e strumenti in relazione a definizione, modalità di utilizzo, indicazioni e controindicazioni, evidenza scientifica
  • saper valutare i risultati finali della terapia

METODI DIDATTICI

  • lezioni frontali
  • utilizzo di manichino anatomico
  • utilizzo di foto e filmati audio-video
  • elaborazione di casi clinici in modalità interattiva
  • role playing fisioterapista/paziente
  • lavoro a piccoli gruppi su casi clinici illustrati ed elaborati
  • discussione
  • pratica individuale facoltativa tra i corsisti

NOTE TECNICHE: è consigliato un abbigliamento comodo (ad es. tuta da ginnastica) ed un telo personale

CORSO ACCREDITATO ECM

 

IL CORSO È RIVOLTO A:

Fisioterapisti e Massofisioterapisti equivalenti (DM 27 luglio 2000)

PROGRAMMA E CONTENUTI:

1° GIORNO: Ore 8:30 – 18:30

Ore 8.30 – 10.30

SESSIONE TEORICA

CONSIDERAZIONI GENERALI

  • Presentazione ed Obiettivi del
  • La disfunzione del pavimento pelvico: conseguenze e qualità di vita del paziente affetto da incontinenza
  • La riabilitazione del pavimento pelvico: contenuti, modalità,

ANATOMIA, FISIOLOGIA, PATOLOGIA DEL PAVIMENTO

PELVICO con particolare riferimento all’apparato urinario ed al cingolo pelvico.

ORE 10.30 – 13.00

SESSIONE PRATICA

  • Cenni storici
  • Evidenza scientifica in letteratura
  • Principi biomeccanici e neurofisiologici
  • Peculiarità di fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico con particolare riferimento al paziente con incontinenza urinaria
  • Valutazione funzionale del paziente con incontinenza urinaria
  • Colloquio verbale
  • Posizione del paziente o Osservazione visiva
  • Valutazione manuale (valutazione muscolare del pavimento pelvico e di altri gruppi muscolari funzionalmente correlati, della sensibilità, dei riflessi)

ESERCITAZIONE PRATICA INDIVIDUALE: prova pratica su manichino

  • Diario minzionale oTests e questionari
  • Cenni ad esami strumentali per l’incontinenza urinaria da disfunzione del pavimento pelvico

Ore 14.00 – 15.00

PAUSA PRANZO

Ore 15.00 – 16.00

SESSIONE PRATICA

  • Fasi della terapia riabilitativa: coscientizzazione, modificazione dei parametri muscolari,
  • Tecniche e strumenti della terapia riabilitativa per l’incontinenza urinaria:
  • Esercizio terapeutico

Ore 16.00 – 18.30

ESERCITAZIONE PRATICA e DI GRUPPO:

Esercizi terapeutici per le fasi di coscientizzazione del pavimento pelvico e di modificazione dei parametri muscolari alterati

PRATICA INDIVIDUALE FACOLTATIVA TRA I CORSISTI:

sarà possibile effettuare, per chi lo desiderasse, esercitazioni pratiche tra i corsisti direttamente sulla zona genitale relativamente alla valutazione manuale e agli esercizi terapeutici. Le esercitazioni saranno effettuate a gruppi di 2-3 corsisti in stanze separate e saranno coordinate dalla docente, che stazionerà a turno tra i gruppi. L’attività si svolgerà tra le 18.30 e le 20.00 e la durata dipenderà dal numero delle adesione a questa parte pratica.

E’ prevista una quota  aggiuntiva (€ 50+ IVA) per chi parteciperà (le adesioni verranno raccolte il giorno stesso). Questo tempo non rientra nel calcolo crediti, pertanto chi non volesse partecipare non perderà i crediti ECM previsti.

2° GIORNO: Ore 8.30 – 12.30

Ore 8.30 – 10.00

FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

  • Tecniche e strumenti della terapia riabilitativa per l’incontinenza urinaria:
  • biofeedback
  • stimolazione elettrica funzionale o coni vaginali
  • trattamento comportamentale oautotrattamento a domicilio
  • ausili assorbenti

ESERCITAZIONE PRATICA DI GRUPPO: utilizzo di elettromedicali e strumenti

  • Indicazioni e controindicazioni della terapia riabilitativa del pavimento pelvico nel paziente con incontinenza
  • Pianificazione della terapia riabilitativa (obiettivi terapeutici, scelta degli strumenti terapeutici e modalità di utilizzo, ).

Ore 10.00 – 10.45

ESERCIZIONE PRATICA DI GRUPPO:

esercizi terapeutici per la fase di automatizzazione

Ore 10.45 – 11.15

ESERCITAZIONE PRATICA DI GRUPPO:

presentazione interattiva con l’auditorio di casi clinici:

  • presentazione del caso o valutazione funzionale
  • elaborazione di progetto e programma riabilitativo (obiettivi terapeutici, utilizzo di strumenti terapeutici) o svolgimento delle singole sedute (obiettivi, contenuti, modalità) o valutazione dei risultati
  • discussione

11.15 – 12:00

ESERCITAZIONE PRATICA DI GRUPPO:

RolePlaying tra Fisioterapista e Paziente

12.00 – 12.15

DOMANDE E DISCUSSIONE

12:15 – 12:30

Valutazione finale con questionario

 

Per informazioni e iscrizioni:

Dott. ft. Francesco Zampilli Cell. 320.9405683

Mail: zampyfrancy@gmail.com

Fisiomes: 0984.402160

Mail: info@physiomes.it


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TECNICA GAVILÁN

La TECNICA GAVILÁN è un tipo di trattamento innovativo, ideato negli USA, e validato da molti studi scientifici, per il trattamento dei problemi del sistema muscoloscheletrico e nello specifico della FASCIA.

CHE COS’è LA FASCIA?

La FASCIA (fig. 1-2-3) è una struttura di tessuto connettivo che avvolge i muscoli sia singoli che a gruppi,i  nervi, i vasi sanguigni e gli organi, che unisce alcuni strutture, mentre ad altre permette di scivolare le une sulle altre. In altre parole è come una “maglia attillata” NON ELASTICA che avvolge il nostro sistema muscoloscheletrico  e tutti gli organi come una ragnatela(fig. 4-5) e ne  influenza le funzioni ( innervazione, vascolarizzazione, nutrimento, tensioni, movimento, ecc.). Il fatto che la fascia non abbia proprietà elastiche comporta delle problematiche di vario genere anche in zone molto lontane al punto di origine della tensione. Le disfunzioni più comuni della fascia sono aderenze, disfunzioni metaboliche o strutturali, cicatrici, ecc. Di conseguenza una disfunzione fasciale può creare problematiche più o meno importanti a tutte le strutture ad essa collegate e che abbiamo in precedenza elencato.

fig.1 

fig.2 

fig.3

fig.4

fig.5

IN COSA CONSISTE LA  TECNICA GAVILÁN?

La Tecnica Gavilàn fa parte di quella cerchia di tecniche chiamate ISMT(Instrumented Soft Tissue Mobilization) e  si basa sul trattamento dei tessuti del paziente attraverso l’utilizzo di particolari strumenti (ALA, GARRA, PICO)(fig.6), che hanno una conformazione particolare per adattarsi alla forma delle varie strutture anatomiche e che hanno la peculiarità di essere particolarmente ergonomici per facilitare la presa da parte dell’operatore (fig.7-8-9), oltre ad essere realizzati in acciaio inossidabile non poroso che li rende facilmente lavabili per evitare la trasmissione di batteri o altro tra i vari pazienti trattati.

fig.6

fig.7

fig.8

fig.9

 

 

Le peculiarità di questa tecnica sono:

  • RIPRISTINO DELLA FUNZIONALITÀ COMPROMESSA O PERDUTA;
  • ASSENZA DI DOLORE E MASSIMO CONFORT PER IL PAZIENTE;
  • EFFETTI APPREZZABILI GIÀ DURANTE IL TRATTAMENTO;
  • POSSIBILITÀ DI COMBINARE IL TRATTAMENTO STRUMENTALE CON L’ESERCIZIO TERAPEUTICO E LA MOBILIZZAZIONE (fig.10).

fig.10

 

SU QUALI PATOLOGIE RISULTA EFFICACE?

  • DOLORI MUSCOLARI E ARTICOLARI ( lombalgia, cervicalgia, gonartrosi, coxartrosi, periartrite di spalla, ecc.);
  • POST INTERVENTI CHIRURGICI ( ricostruzione legamento crociato, cuffia dei rotatori, protesi, ecc);
  • CICATRICI ( aderenze cicatriziali che causano dolore e/o limitazione nei movimenti);
  • DEFICIT DI FORZA ;
  • LIMITAZIONE DEL MOVIMENTO;
  • INFIAMMAZIONI ( epicondilite, tendiniti varie, ecc.);
  • PROBLEMI DI NATURA LEGAMENTOSA ( disporsioni di caviglia, ginicchio, ecc);
  • GESTI TECNICI SPECIFICI SPORTIVI ( gesti tecnici limitati o impossibili).

Presso lo Studio di Fisioterapia FISIOKINETIC  del Dott. Francesco Zampilli si eseguano trattamenti specifici con la Tecnica Gavilàn, anche in combinazione con altre tecniche per favorire il pieno recupero dei pazienti.

per info e contatti

cell.: 3209405683

pagina fb: Studio DI Fisioterapia Fisiokinetic

email: zampyfrancy@gmail.com


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