LA FIBROMIALGIA…una patologia in ascesa

  • 0

LA FIBROMIALGIA…una patologia in ascesa

Oggi parliamo di una patologia che negli ultimi anni è in rapida ascesa tra quelle più debilitanti, che costringe, chi ne è colpito, a dover saltare diverse giornate lavorative, la FIBROMIALGIA.

Recenti studi hanno stimato che in Italia ne siano interessati circa 1,5/2 milioni di persone, con prevalenza nel sesso femminile.

CHE COSA SI INTENDE PER FIBROMIALGIA?

Questa è una malattia reumatica, denominata anche SINDROME DOLOROSA CRONICA, la cui eziologia è sconosciuta, è caratterizzata da un diffuso dolore muscolo-scheletrico e dalla presenza di precisi punti di dolore chiamati TENDER-POINT.

Inoltre ci sono una serie di sintomi che possono essere presenti:

  • facilità all’affaticamento;
  • alterazioni del sonno;
  • deficit mnemomici;
  • rigidità articolare;
  • crampi;
  • dismenorrea;
  • ansia;
  • depressione;
  • ecc.

Credo sia interessante annoverare degli studi scientifici recenti che affermano che la causa di questa patologia potrebbe risiedere in un deficit della circolazione sanguigna, con conseguente iper produzione di acido lattico, che depositandosi all’interno dei muscoli causerebbe i continui dolori tipici della patologia.

COME VIENE DIAGNOSTICATA LA MALATTIA?

Attualmente questa patologia non è di facile inquadramento diagnostico, poichè la diagnosi avviene per esclusione soprattutto con molte patologie di tipo reumatico, motivo per cu lo specialista di riferimento è il REUMATOLOGO.

COME VIENE CURATA LA FIBROMIALGIA?

Oggi come oggi non esistono in commercio farmaci specifici per questa patologia. Di norma vengono prescritti dal medico specialista farmaci della famiglia dei miorilassanti ad effetto centrale, antidolorifici, antidepressivi, antinfiammatori e cortisonici.

E LA FISIOTERAPIA PUO’ ESSERE DI AIUTO?

Studi scientifici hanno dimostrato che hanno dei buoni risultati, nel breve/medio periodo, dei trattamenti fisioterapici specifici quali la massoterapia (delicata) e il trattamento specifico dei tender-point. A questo, per avere effetti più duraturi nel tempo ed evitare il riacutizzarsi frequente della patologia, è bene associare dell’attività fisica mirata, come il PILATES, YOGA, TAI-CHI, ecc. oltre a questo hanno dei buoni riscontri anche la fangobalneoterapia, l’agopuntura e non ultima la meditazione (MINDFULNESS). Si è visto inoltre che spesso c’è una certa correlazione tra  un’alimentazione corretta e un miglioramento della sintomatologia.

Se soffri di Fibromialgia o pensi di avere una sintomatologia che possa ricondurre a questa patologia e vuoi trovare sollievo ai tuoi dolori non esitare a contattarci. Metteremo a tua disposizione tutte le nostre conoscenze e  le nostre capacità nel trattamento della FIBROMIALGIA

per info e contatti

FB Fisiokinetic studio di Fisioterapia

sito internet www.francescozampilli.it

cell. 3209405683


  • 0

GONARTROSI (ARTROSI DEL GINOCCHIO)

 

 

Oggi parliamo di GONARTROSI, più comunemente detta ARTROSI DEL GINOCCHIO.

Già il termine stesso spiega in parole semplici di cosa parliamo, ossia un processo artrosico che colpisce nello specifico l’articolazione del ginocchio. Si tratta più specificatamente di un processo cronico degenerativo dell’articolazione che, con il tempo viene progressivamente danneggiata creando una disabilità anche grave per il paziente. In altre parole si crea un’ usura delle cartilagini articolari (dei condili femorali e dei piatti tibiali) con la consenguenza che le ossa sottostanti vengono esposte al contatto diretto fra di loro. Il continuo sfregamento diretto di queste porta ad un addensamento del tessuto osseo con la conseguente degenerazione e formazione di OSTEOFITI, ossia delle escrescenze dell’osso. Il processo artrosico nei casi più gravi può interessare anche l’articolazione femoro-rotulea.

    

Il perseverare di tutto ciò porta ad una maggiore produzione di liquido sinoviale, che è normalmente prodotto dalle articolazioni per lubrificarle, ma che se si trova in eccesso può causare dei problemi secondari quali le CISTI DI BAKER, che sono dovute ad un accumulo di questo liquido nella parte posteriore del ginocchio, dove le pareti della capsula articolare sono più deboli.

Nei casi più gravi la capsula articolare del ginocchio va incontro ad un processo di graduale ispessimento con conseguente retrazione dei muscoli, irrigidimento del ginocchio che nella maggior parte dei casi si presenta semiflesso e varo.

Possiamo distinguere due tipi di artrosi del ginocchio:

  • PRIMARIA: le cui cause sono ignote, insorge in età avanzata (dopo i 60 anni) e colpisce prevalentemente il sesso femminile; in questo tipo di artrosi sembra che un fattore predisponente possano essere la costituzione delle persone e l’obesità.
  • SECONDARIA: conseguente ad una condizione morbosa precedente (interventi di ricostruzione LCA, meniscectomia, valgismo/varismo, ecc), con insorgenza in età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Solitamente i primi sintomi di questa patologia si manifestano con una GONALGIA, ossia una situazione di dolore che colpisce il ginocchio e che nelle prime fasi della patologia regredisce con il riposo. Con il tempo, se non si prendono i giusti rimedi, il paziente comincia a manifestare una zoppia tipica di queste problematiche, che viene definita di fuga, poichè il paziente tende a caricare poco sull’arto dolente, accorciando i tempi di appoggio del piede della stessa gamba. Nelle fasi più avanzate l’usura dei capi ossei con conseguente degenerazione porta a determinare un malallineamento in valgismo o varismo del ginocchio.

Oltre alla valutazione del paziente per fare una diagnosi di GONARTROSI l’esame radiologico più utile è la RADIOGRAFIA in carico nelle proiezioni ante-posteriore e laterale.

Fino a pochi anni fa coloro che erano colpiti da questa patologia erano destinati alla protesizzazione, ossia alla sostituzione dell’articolazione usurata con una protesi.

Oggi grazie alle continue ricerche in ambito medico, farmacologico, riabilitativo e soprattutto alle campagne di prevenzioni sempre più comuni in tutto il territorio nazionale e in fasce di età anche medio basse, il numero di protesizzati sembra essere in diminuzione. Ciò non significa che la protesi non serva oppure che non funzioni, semplicemente ritardare il più possibile l’operazione o in tanti casi evitarla, crea una migliore aspettativa di vita per i pazienti e una diminuzione importante dei costi che questo tipo di interventi comportano sia per il SSN che per le persone stesse.

Il trattamento della GONARTROSI può prevedere:

  • TERAPIA FARMACOLOGICA: risulta essere per lo più un palliativo temporaneo della sintomatologia dolorosa soprattutto all’inizio del problema, e consiste nel’assunzione, previa prescrizione medica, di antinfiammatori e/o antidolorifici e da qualche anno a questa parte di integratori specifici, chiamati condroprotettori, che sembra abbiano un effetto nel rallentamento della degenerazione del tessuto cartilagineo, ma i cui effetti non sono stati ancora comprovati in modo certo da studi scientifici.
  • INFILTRAZIONI CORTISONICHE: consistono nell’iniettare direttamente con una siringa all’interno dell’articolazione delle sostanze a base di cortisone che ha un alto potere antinfiammatorio, ma che se usati in maniere eccessiva creano deterioramento delle strutture articolari. Questo tipo di trattamento può essere effettuato SOLAMENTE  da un medico.

  • VISCOSUPPLEMENTAZIONE: si tratta anche in questo caso di una terapia infiltrativa endoarticolare, ma in questo caso al posto dei cortisonici si utilizzano dei preparati di acido jaluronico che servono per migliorare il trofismo delle cartilagini e la lubrificazione dell’articolazione stessa. Anche questo è un trattamento di pertinenza esclusivamente medica.
  • FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE: questo tipo di trattamenti possono prevedere diversi approcci a seconda del grado di severità del processo artrosico. Per quanto riguarda la TERAPIA FISICA, sono molto utilizzati per il miglioramento della sintomatologia dolorosa e per ridurre i processi infiammatori la TECARTERAPIA, L’IPERTERMIA e il LASER AD ALTA POTENZA, oltre quelle che consideriamo le terapie “classiche” come la MAGNETOTERAPIA, L’ELETTROTERAPIA E GLI ULTRASUONI, che comunque, rispetto al primo gruppo di mezzi fisici sopra elencati, richiedono un numero maggiore di sedute per ottenere dei risultati tangibili per il paziente. La TERAPIA MANUALE è altrettanto importante poichè aiuta il paziente a recuperare o a mantenere, a seconda della gravità dei fenomeni artrosi presenti, la mobilità/articolarità del ginocchio e delle strutture connesse oltre a migliorare/mantenere un buon tono muscolare.

  

  • ATTIVITA’ MOTORIA: è utile sopratutto nelle prime fasi dell’insorgenza della problematica mantenersi in movimento, facendo un’attività fisica anche blanda per 3/4 volte a settimana (camminare, attività in palestra, piscina, ecc.)

  • CONTROLLO DEL PESO: è importante non essere in sovrappeso perchè, essendo le ginocchia articolazioni di carico, il peso in eccesso va a sovracaricarle, accellerando ancora di più i processi artrosici.
  • INTERVENTO CHIRURGICO: nei casi più gravi, dove le terapia conservativa non offre risultati soddisfacenti, è opportuno ricorrere all’intervento chirurgico di ARTROPROTESI DI GINOCCHIO, che consiste nella sostituzione completa o parziale dell’articolazione danneggiata con una protesi. L’intervento richiede comunque una fase post operatoria di riabilitazione per il recupero dell’articolarità e della forza che dura almeno 3/4 mesi.

SE SOFFRI DI DOLORI AL GINOCCHIO E VUOI SAPERE COSA PUO’ ESSERE, OPPURE HAI GIA’ UNA DIAGNOSI DI UN MEDICO E NON SAI A CHI RIVOLGERTI PER MIGLIORARE LA TUA SITUAZIONE, PUOI RIVOLGERTI PRESSO IL MIO STUDIO, FISIOKINETIC, A TERRANOVA DA SIBARI (CS). SARAI SOTTOPOSTO AD UNA VALUTAZIONE FUNZIONALE E POSTURALE ATTENTA E PERSONALIZZATA, DOPO LA QUALE SARAI INDIRIZZATO VERSO LA TERAPIA CHE MIGLIORARE E RISOLVERE IL TUO PROBLEMA.

PER INFO E CONTATTI

3209405683

email: zampyfrancy@gmail.com

 

 

 

 


  • 0

SCIATALGIA: COS’è E COME SI CURA

La sciatalgia o più comunemente sciatica, fa parte della “famiglia” delle nevralgie ossia le sindromi dolorose a carico di uno o più nervi.

A differenza di quanto si possa pensare  non è una malattia vera e propria, ma un insieme di sintomi che può originare da problemi di varia natura.

Il nervo sciatico(FIG.1) è il nervo più grande e più lungo del corpo umano, origina dalle radici nervose delle ultime 2 vertebre lombari e dalle prime 3 sacrali e decorre in basso andando ad innervare la parte posteriore e laterale di coscia gamba e piede.

FIG.1    Risultati immagini per nervo sciatico            Risultati immagini per nervo sciatico

La sciatalgia pertanto è caratterizzata da un insieme di sintomi tra i quali il più importante è il dolore che si irradia lungo il tragitto del nervo oppure limitarsi a alcune zone (come ad es. la natica o la parte posteriore della coscia) e può essere acuto e intermittente o sordo e continuo.

Altri sintomi che possono essere più o meno presenti sono le parestesie, ossia alterazione della sensibilità, formicolio e deficit motori dovuti alla perdita della forza muscolare. Nei casi più gravi possono presentarsi episodi di incontinenza urinaria e fecale.

Ma da cosa è causata la sciatalgia?

Le cause possono essere molteplici ma le più comuni sono:

-compressione della radice nervosa dovuta ad ernie(FIG.2), protrusioni, stenosi del canale vertebrale;

-spondilolistesi(FIG.3);

– compressione periferica del nervo come nel caso della sindrome del muscolo piriforme(FIG.4);

– fratture vertebrali;

– gravidanza;

– tumori.

FIG.2Risultati immagini per ernia del disco

FIG.3 Risultati immagini per SPONDILOLISTESI               FIG.4Risultati immagini per sindrome del piriforme

La diagnosi viene fatta mediante un’accurata visita medica a seguito della quale lo specialista può richiedere degli esami più approfonditi, come Tac, Risonanza magnetica ed elettromiografia, per avere una diagnosi ancora più accurata.

In basa alla causa che ha causato la sciatalgia cambia l’approccio terapeutico che comunque può prevedere riposo per alcuni giorni e una cura farmacologica che prevede la somministrazione di antidolorifici nei casi in cui il problema sia di lieve entità, se il problema persiste oppure la sua entità è più grave si associa alla terapia farmacologica un programma riabilitativo che può prevedere l’utilizzo di mezzi fisici (Laser, tecar, ultrasuoni, tens, ionoforesi, ecc,) e/o della terapia manuale (massaggi, manipolazioni, ecc.), a seguito del quale si procede seguendo un percorso di rieducazione posturale e di esercizi di core stability (esercizi di rinforzo dei muscoli della schiena), nei casi in cui non si abbiano dei risultati soddisfacenti e duraturi lo specialista può consigliare l’intervento chirurgico


  • 0

RIABILITAZIONE POST-INTERVENTO DI RICOSTRUZIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è un evento patologico molto frequente con un’incidenza di circa 35 casi ogni 100000 individui: solo negli Usa colpisce 120000 atleti ogni anno.

È facile dedurre che è un tipo di incidente che è più frequente negli sportivi e molti studi hanno dimostrato che c’è un’incidenza maggiore nel sesso femminile.

  • Che cosa intendiamo per rottura del LCA?

La rottura del LCA è una lesione (totale o parziale) di uno fra i legamenti più importanti del ginocchio che determina una instabilità più o meno marcata, a seconda della gravità, dell’articolazione stessa e spesso è associata ad altre lesioni quali rotture dei menischi, lesioni dei legamenti collaterali, lesioni caretilaginee, ecc.

  • Perché la rottura del LCA crea instabilità del ginocchio?

Partiamo da un presupposto, ossia la funzione del LCA: in base alla sua origine e inserzione  possiamo affermare che questo legamento limita la traslazione anteriore e laterale della tibia rispetto al femore, tendendosi agli estremi dei movimenti di flessioni ed estensione del ginocchio. Quindi in caso di rottura del legamento la tibia non ha più il suo “freno” ed è libera di scivolare in avanti e indietro in modo eccessivo creando nella persona una sensazione di in stabilità accentuata con l’aumentare della velocità del movimento (corsa). Questo movimento innaturale crea inoltre un eccessiva sofferenza dei menischi e delle cartilagini poiché queste due strutture non sopportano forze tangenti alla superficie articolare, che vengono create proprio con lo scivolamento anteriore della tibia. Per questo motivo il trattamento elettivo di questo tipo di infortunio è quello chirurgico anche se uno studio recente indica che in molti casi si ottengono gli stessi risultati dell’intervento con la sola riabilitazione.

lca3

  • In cosa consiste l’intervento?

Ci sono una grande varietà di tecniche chirurgiche:

1) autotrapianto del neo-legamento con prelievo di una porzione di tendine rotuleo o  i tendini dei muscoli gracile e semitendinoso;

2) legamento di “banca”, ossia prelevato da cadavere;

3) legamento sintetico;

per ognuno di questi interventi esistono varianti degli accessi chirurgici e nei mezzi di fissazione del neo-ligamento con viti, cambre e chiodi in svariati disegni e disponibili in versioni metalliche e in polimeri riassorbibili.

Tutte queste tecniche hanno un comune denominatore: la sostituzione del legamento lesionato con un neo-legamento deve riprodurre il più fedelmente possibile la sua funzione e anatomia.

 

lca5

  • Quali sono i tempi di recupero?

In caso di ricostruzione di LCA i tempi di recupero per una completa ripresa delle attività sportive e/o lavorative sono stimati in circa 6 mesi.

  • In cosa consiste la riabilitazione?

 

Il recupero da questo tipo di interventi non può prescindere da un programma specifico di riabilitazione che viene effettuata da un fisioterapista.

Il programma riabilitativo viene suddiviso in 5 fasi:

  1. Riduzione infiammazione, ricerca articolarità, carico assistito
  2. Completo recupero del passo e della escursione articolare
  3. Recupero coordinazione ed uso del ginocchio nelle comuni attività quotidiane
  4. Ripresa dello sport
  5. Controllo del risultato ad un anno dall’intervento

esercizi ginocchio         esercizi ginocchio 3      esercizi ginocchio 2

Il recupero completo dal questo tipo di intervento non può prescindere dall’effettuare un percorso riabilitativo simile a quello sopra descritto poiché si rischierebbe di inficiare il lavoro fatto dal chirurgo e aumenterebbe di molto il rischio di una recidiva o peggio ancora di avere un infortunio più serio con il coinvolgimento delle altre strutture anatomiche del ginocchio (legamenti collaterali, menischi, cartilagine).

Inoltre sarebbe consigliabile effettuare un programma di rinforzo muscolare specifico pre-operatorio nel caso in cui l’intervengo non avvenga in tempi rapidi, questo per favorire e possibilmente velocizzare il recupero post-operatorio.

Se sei interessato all’argomento e vuoi saperne di più lascia un commento con la tua email e ti invierò al più presto il protocollo specifico che seguiamo presso il nostro studio

 


Seguimi su Google Plus

Seguimi su Facebook

WhatsApp chat